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  • Racconti e leggende - L'arrivo del corpo di S.Bartolomeo a Lipari
    Mar 15 2023

    Forse la testimonianza più antica che parla dell’arrivo e della presenza a Lipari del corpo di San Bartolomeo è quella di San Gregorio di Tours, vescovo e storico, che tra il cinquecentosettantadue e il cinquecentonovanta scrive:

    La storia del martirio di Bartolomeo narra che egli patì in India, secondo altre versioni: in Asia. Dopo lo spazio di molti anni dal suo martirio, essendo sopraggiunta una nuova persecuzione contro i Cristiani, e vedendo i pagani che tutto il popolo accorreva al suo sepolcro e a lui rivolgeva preghiere e offriva incensi, presi da odio, sottrassero il suo corpo e ponendolo in un sarcofago di piombo, tenuto a galla dalle acque che lo sostenevano, da quel luogo fu traslato ad un’isola che si chiama Lipari, e ne fu data notizia ai Cristiani perché lo raccogliessero: e raccoltolo e sepoltolo, su di questo edificarono una grande chiesa. In questa chiesa è ora invocato e manifesta di giovare a molte genti con le sue virtù e le sue grazie.

    Anche Teodoro il Lettore, storico bizantino, scrive intorno al cinquecentotrenta come le reliquie di San Bartolomeo fossero state inviate dall’imperatore d’Oriente Anastasio, forse nel cinquecentosette, a Dara,  cittadella che egli aveva fortificata. Tale informazione è confermata da Procopio di Cesarea morto nel cinquecentosessantacinque.

    Non è nostro compito dimostrare quale reliquia fosse quella autentica, in un’epoca in cui imperversava il commercio delle reliquie, e se a Dara e a Lipari si pensasse di avere l’intero corpo o, ciascheduna, solo una parte delle reliquie. E’ importante dimostrare come  già nel sesto secolo, praticamente negli stessi anni in cui cadeva Dara, nel cinquecentosettantatre, con riferimenti a molti anni prima, il 13 febbraio del duecentosessantaquattro , veniva collegata Lipari al culto ed al corpo di San Bartolomeo e che si comincia a sviluppare una tradizione che afferma :

    che il corpo fu gettato in mare e tenuto a galla dalle acque che lo sostenevano;

    che il corpo fu traslato all’isola di Lipari;

    che fu data notizia ai cristiani perché lo accogliessero;

    che il corpo fu accolto e sepolto e su di esso fu edificata una grande chiesa.

    Un’altra testimonianza del legame fra San Bartolomeo e Lipari ce la dà san Teodoro Studita (759  – ottocentoventisei). Questo monaco bizantino racconta che dopo la sua morte San Bartolomeo non si dimenticò dei suoi uccisori e fece numerosi miracoli e prodigi, ma proprio questo portò i suoi persecutóri ad infierire sul suo corpo. Presero l’arca miracolosa che conteneva il suo corpo e la gettarono in mare. Ma invece di affondare l’arca, per grazia divina, parve avanzare attraverso i flutti. L’arca fu trascinata dalle regioni dell’Armenia, con le arche di altri quattro martiri anch’esse gettate in mare, che precedettero ed in qualche modo scortarono l’Apostolo. Navigando queste arche giunsero oltre la Sicilia, all’isola chiamata Lipari, per manifestarsi là grazie al ritrovamento da parte del vescovo del luogo, il santissimo Agatone.

    E’ come – esclama san Teodoro – se l’isola dal nome appropriato abbia gridato con voci misteriose verso di lui che vi era pervenuto: Vieni a me l’infelice, tesoro tre volte beato dello Spirito tutto santo, vieni a me la disprezzata, perla di immenso valore, vieni a me la postulante, o tu che da altri foste gettato via con suprema ingiustizia; stabilisci in me e molte dimore in me si costruiranno , sii mio patrono e sarò molto abitata; rendi celebre il tuo nome in me e da ogni parte si parlerà di me; mentre altri hanno respinto te portatore di luce, io che vivo nel buio mi protendo verso la tua luce; mentre gli altri si sono fatte beffe di te, nutrimento di parole viventi, io invece come una piccola cagna bramo di ricevere le briciole delle tue reliquie.

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  • Luoghi di Lipari - Scogliera di Sotto il Palo
    Mar 13 2023

    La scogliera di Sotto il Palo.

    La scogliera di sotto il palo collega il Porto di Sottomonastèro con quello di Marina Corta ed è formato da rocce basse a cui si può accedere quando il mare non è agitato e rappresenta un punto interessante per i bagnanti e per chi vuole prendere il sole nel periodo estivo.

    Ma perché questo nome visto che non c’è nessun palo che sovrasta la scogliera? In realtà Sotto il palo non sta a significare che sopra la scogliera vi fosse una pertica di legno o di ferro ma il nostro palo o meglio “palum” - visto che si tratta di una struttura vecchia di oltre settecento anni  – spiega Giuseppe Iacolino nel suo Gente delle Eolie  – deriva da “pal” che ha senso di “largo”, di spiazzo o radura  e quindi parente stretto di palese  cioè di cosa aperta, chiara, evidente.  Una struttura, anzi un recinto, dove venivano sequestrati e custoditi tutti gli animali erranti che sconfinavano dai pascoli comuni o dai recinti padronali e invadevano i poderi coltivati danneggiando le vigne, le messi, gli ortaggi. Buoi, cavalli, asini, capre, pecore e maiali.

    Non è una esagerazione, commenta Iacolino, ma in passato, nell’isola nostra c’erano più capi di bestiame nelle campagne che cristiani in città. Nelle Consuetudines scripte huius civitatis Lipare, una sorta di codice medievale contenenti usi, diritti  e obblighi consuetudinari dei cittadini liparoti, sono elencati le categorie di questi animali ritenuti potenziali  dannificatori delle culture. Accanto ad ogni categoria è segnata l’ammenda da far pagare ai rispettivi negligenti padroni.

    Si dava però il caso che non si fosse in grado, li per lì, di identificare il proprietario responsabile delle bestie incriminate, e allora il Baiolo, una sorta di sovrintendete alle cause civili, chiamato anche visconte o conte,  doveva provvedere a imbrancare le bestie, a condurle in città e a richiuderle in un apposito recinto per il tempo in cui durava l’indagine. Questo recinto si estendeva lungo il settore orientale della spianata della Civita ed era definito “carcérem animalium”, ma con termine specifico era chiamato “palium” e, per riflesso, la scarpata sottostante, fino al mare, era chiamata Sotto il Palo.

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  • Ricette con i capperi
    Mar 13 2023

    Ricette con i capperi.

    PER CAPPERI AL SALE: prima di usarli, porli a bagno in abbondante acqua fredda, cambiandola più volte, perché perdano un pò il sale e fare attenzione a non salare troppo le vivande alle quali si uniranno.

    Sono ottimi; anche semplicemente conditi con olio di oliva, qualche goccia d’aceto e aromatizzati con aglio. Si usano in numerosissimi e gustosi piatti, con la carne e con il pesce, nei contorni, preparare salse e specialità ed esercitano una utile funzione tonica-digestiva.

    PER CAPPERI ALL’ACETO: prima di usarli è consigliabile lavarli in acqua fredda per eliminare in parte il sapore aspro dell’aceto.

    Trovano impiego nelle insalate di pomodori, di riso e miste e possono essere serviti da soli con olio di oliva ed altri aromi naturali.

    La preparazione dei piatti è stata realizzata in collaborazione con il noto Ristorante ”FILIPPINO ” di Lipari. Chef: Lucio Bernardi.

    SCORFANO A GHIOTTA.

    Procedimento: In una casseruola fate rosolare con l’olio la cipolla e l’aglio successivamente mettete dentro il pesce e fatelo colorare da entrambi i lati e poi sfumate con del vino bianco. successivamente aggiungete pomodori a pezzi e una leggera sfumatura di salsa e fate cuocere a fuoco basso, aggiungete quando lo richiede dell’acqua. infine unire capperi, olive e prezzemolo. fate cuocere per altri 10 minuti.

    INGREDIENTI.

    1 Scorfano di almeno 500 grammi.

    Pomodori freschi 300 grammi.

    Capperi 50 grammi.

    Olive 50 grammi.

    Prezzemolo, quanto basta.

    Aglio uno spicchio.

    Cipolla  quanto basta.

    Un bicchiere di vino bianco.

    Olio evo quanto basta.

    TONNO IN CROSTA DI FRANTUMATO DI CAPPERI SU CREMA DI POMODORO AL BASILICO.

    Per la crema: frullare, pomodoro fresco, mandorle, basilico, olio evo, sale e pepe.

    Procedimento: tagliate il tonno e impanàtelo nel frantumato di capperi. successivamente in una padella antiaderente versate un filo di olio e cuocete per circa 5 minuti a fuoco vivace. una volta cotto versate la crema nel fondo del piatto e adagiate sopra il tonno appena cotto.

    INGREDIENTI.

    Pomodoro fresco, 80 grammi.

    Mandorle, 30 grammi.

    Basilico, quanto basta.

    Tonno, 80 grammi.

    Frantumato di capperi, quanto basta.

    Olio, quanto basta.

    Sale quanto basta.

    CAPONATA DI GAMBERI E CUCUNCI.

    Procedimento: fare un soffritto di cipolla e sedano. aggiungere pomodoro a cubetti, gamberi sgusciati e cucunci tagliati finemente. cuocete per 6 minuti a fiamma vivace, infine unite zucchero e aceto.

    PESCE SPADA ALLA ONASSIS.

    Ingredienti per 4 persone: 4 fette di pesce spada fresco, un bicchiere d’olio, 2 uova, una cipollina, una manciata di prezzemolo, un pizzico di timo, una manciatina di capperi. 2 cucchiai di senape francese, un limone, sale, pepe.

    Preparazione: Ponete in una tazza due tuorli d’uovo leggermente salati e versatevi l’olio a gocce mescolando finché avrete ottenuto tre quarti di tazza di maionese. Aggiungete il succo del limone, la cipolla, il prezzemolo, il timo e i capperi, il tutto tritato fino a che si riduca in poltiglia. Aggiungete due cucchiai di senape. Passate sulla griglia le fette di pesce unte d’olio. Salate, pepate, fatele dorare, servìtele caldissime.

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  • I monumenti di Lipari - I Templi sulla rocca
    Mar 13 2023

    La Rocca di Lipari rappresenta un simbolo di sicurezza ed è stata luogo di edifici sacri votati agli Dei ed ai Santi.

    Questo è testimoniato già in epoca preistorica dalle pietre dinnanzi alla Chiesa dell’Immacolata dove si riconosce un grande cerchio che probabilmente era il basamento di un santuario.

    Al tempo degli Eoli e degli Cnidi  il luogo che oggi è della Cattedrale era occupato probabilmente da un tempio dedicato ad Efesto.

    In questo luogo fin dagli albori del Cristianesimo  forse  a partire dal quinto secolo, ma anche prima, nacque un tempio dedicato a San Bartolomeo del quale, nel chiostro normanno, permangono ancora lembi di mosaici della chiesa bizantina distrutta nel nono secolo dai saraceni probabilmente attirati lì, per avidità o gelosia, dal fatto che le sue spoglie fossero meta di pellegrinaggi e donazioni.

    Il periodo più intricato dei passaggi storici è quello dal paganesimo al cristianesimo che abbraccia quasi mille anni ma sempre con la rocca come punto di riferimento salvo una breve parentesi di qualche decennio quando i Romani conquistarono Lipari e distrussero monumenti ed edifici ad iniziare dalla rocca stessa.

    La Lipari dei normanni con il “constitutum” dell’Abate Ambrogio anticipò in Sicilia la stagione dei Comuni mentre  la Lipari del settecento con la “controversia liparitana” – a ricordarlo, sul Castello vi è la chiesa delle Grazie  da cui partì l’interdetto che fece esplodere il bubbone della Legazia Apostolica -  contribuì alla laicizzazione della politica siciliana.

    Sulla Rocca ci sono diverse chiese fra le più importanti delle Eolie:  La Cattedrale, l’Immacolata, l’Addolorata, Madonna delle Grazie. Fra i luoghi di grande interesse ci sono anche il Chiostro Normanno, il Vecchio Palazzo Vescovile e prima sede comunale, il Museo archeologico e una parte del Parco archeologico con i resti dell’antica Acropoli.

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  • Le Chiese di Lipari - San Bartolomeo Extramoenia
    Mar 13 2023

    La Chiesetta di San Bartolomeo extramoenia - come dice la lapide in marmo murata sulla facciata – potrebbe sorgere nel luogo dove il 13 febbraio duecentosessantaquattro, secondo la tradizione, sarebbe stato portato il corpo del Santo il cui sarcofago era prodigiosamente approdato alla spiaggia di Portinente.

    Alla luce di queste considerazioni si può pensare che l’ambiente della prima ecclesia dei Liparei fosse una villa aristocratica che sorgeva sull’elevato dosso della Maddalena. Lì accanto dovette essere innalzato ben presto un edificio funerario o, forse  venne scavato un ipogeo o delimitato uno spazio cimiteriale dove potessero trovare decorosa sepoltura i membri della comunità.

    Uno di questi ipogei  potrebbe essere quello esistente nella zona fra la Chiesa di San Giuseppe e la chiesetta di San Bartolo extramenia dove probabilmente sorgeva il monastero dei monaci che curavano la custodia delle reliquie del Santo.

    Proprio nel luogo dove oggi sorge questa chiesetta e nella piazzetta antistante doveva risiedere nel quarto secolo, dopo l’editto di Costantino dell'anno trecentotredici, la prima sede episcopale e la prima Cattedrale di Lipari.

    Era certamente all’inizio un edificio modesto che, col passare dei decenni sia per la crescita dei fedeli sia  per la diffusione della fama dei poteri taumaturgici della reliquia del santo, subì trasformazioni e ingrandimenti fino a divenire, nel sesto secolo  secondo l’espressione di san Gregorio di Tours, un templum magnum.

    Nel quarto secolo o negli anni a cavallo tra il quarto e il quinto secolo, quando il Cristianesimo era ormai penetrato prepotentemente nella storia e nel costume degli isolani, è probabile, anche se non ci sono riscontri storici, che la Cattedrale sia stata trasferita nella città alta ed abbia preso il posto del tempio di Efesto. Si sarebbe trattato di una basilica ad aula unica, con volta a ogive. Nell’altra chiesa di San Bartolomeo si continuò, invece, a custodire sia il corpo del Santo che quelli dei vescovi liparitani.

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  • Luoghi di Lipari - Marina Corta
    Mar 13 2023

    Marina Corta  si considera  il “salotto di Lipari”. E'  abbastanza decentrata e quindi tranquilla dal punto di vista del traffico urbano. Una volta la piazzetta di Marina Corta era sempre piena di gente d’estate e d’inverno perché da lì arrivavano e partivano gli aliscafi mentre le navi arrivavano a Sottomonastéro. Poi nel duemilauno si pensò di unificare i due scali e questo svuotò Marina corta in particolare nella stagione invernale. D’estate invece rimane uno dei luoghi di incontro più frequentati dell’isola dove nelle feste estive si tengono spettacoli e si esibiscono cantanti ed orchestre.

    Dal centro di Lipari  si può arrivare percorrendo la Via Garibaldi, dove sono presenti numerosi locali e negozi di souvenir. Alle banchine della penisoletta del Purgatorio, una appendice di Marina Corta,  attraccano i battelli privati che fanno il giro dell'isola e le escursioni alle spiagge. Da marina corta oltre a partire  le escursioni alle altre sei isole dell'arcipelago eoliano approdano le barche dei pescatori eoliani.

    Marina Corta è sicuramente uno dei punti più suggestivi  di Lipari.

    Qui si trova una splendida piazza con ristoranti e bar dove è possibile incontrarsi per conversare, svagarsi, riposare e fare colazione con la granita  e brioche, gustare un gelato, prendere un aperitivo con vari “stuzzichini”.

    A rendere ancora più pittoresco il paesaggio, oltre alla vista sul Castello di Lipari, c'è la piccola Chiesa delle Anime del Purgatorio. Le barche colorate dei pescatori sono tirate a secco sulla piccola spiaggetta o direttamente sulla stessa piazza, magari attorniando la statua di San Bartolomeo che si trova su un piedistallo di marmo ai piedi della stradella che porta alla Chiesa di San Giuseppe.

    La sera Marina Corta diventa ancora più bella sotto la notte stellata e con il riflesso delle luci sull’acqua.

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  • L'introvabile Isola Bianca di Danilo Conti
    Mar 13 2023

    Lipari e l’introvabile Isola bianca di Danilo Conti.

    Pubblicato in win  in Sicily il 4 ottobre 2018 di Francesco Pensovecchio.

    Il vino è una faccenda di luoghi e di uomini (o donne). La prima attiene all’elemento geografico: sul dove nasce e cresce il frutto, ovvero il clima, il sole, il suolo, il vento, l’aria, la vegetazione, i profumi e tutto ciò che c’è attorno. Nel caso di un’isola, ad esempio, il mare.

    La seconda attiene al carattere e alla personalità degli uomini che lo fanno.

    Il caso della Azienda Agricola San Bartolo di Danilo Conti, di casa a Lipari, nello sfavillante arcipelago eoliano, mi colpisce e mi tocca da vicino.

    Pur essendo il carattere di Danilo generoso, energico, con questo intendendosi un temperamento diritto, per nulla incline a deviazioni di comodo o elementare opportunismo, al contrario, verso i suoi luoghi ha sempre adottato una pazienza e tolleranza paragonabile solo al più profondo amore paterno.

    Il suo progetto di viticoltura non ha mai avuto fretta o necessità di bruciare le tappe, probabilmente influenzato dalla sua prima attività, quella di selezionatore e distributore nelle Eolie dei migliori vini di Sicilia, così come d’Italia e del mondo, presso la sua Vineria & Dispensa.

    In data 3 ottobre 2018, dopo lunghi anni di attesa, assaggio all’Hotel Signum di Salina, l’unico posto in Europa dove poter trovare questa etichetta, la Malvasia secca Isola Bianca 2016 di San Bartolo. È un secondo incontro, un primo convincente assaggio lo avevo fatto proprio con lui nel maggio scorso. Le vigne, condotte con scrupolo e senza l’utilizzo di chimica di sintesi, si trovano a Lipari, i vitigni sono quelli storici dell’arcipelago eoliano, malvasia e corinto nero. Parte di esse recuperano appezzamenti secolari ormai abbandonati, una porzione si trova all’interno di un vulcano spento. Preziosi consigli e un sostanziale aiuto sono arrivati da un amico, Paolo Vòdopivec, produttore di vini nel Carso.

    Isola bianca 2016, di sola Malvasia, è di colore giallo oro brillante con qualche riflesso orange. Appassionanti i profumi del vitigno, di macchia mediterranea e salsedine, tipici di questo vitigno e queste isole. Ma il vino – netto, pulito e senza quelle sbavature che molti perdonano ai “naturali”. Supera l’ovvio e rilancia verso una aromaticità ancora più intensa, quasi equatoriale, spalleggiata da spezie verdi e sentori finemente mielati. Al palato non è caldo come ci si aspetterebbe, anzi, si notino gli 11 gradi e mezzo. Il vino si manifesta con una trama fitta, eppure incredibilmente lieve e piacevole. Senza compromessi, senza storture, forte, come chi lo ha immaginato e cresciuto in famiglia. Il nome “Isola bianca” è un chiaro riferimento a Lipari e ai suoi colori chiari per la pietra pomice, diversa dalle altre isole quasi tutte con colori scuri e lavici.

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  • Luoghi di Lipari - Le cinta murarie
    Mar 13 2023

    La cinta muraria.

    Gli scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di due cinte murarie, una risalente al periodo della prima fondazione e l’altra al rifacimento della metà del quarto secolo avanti cristo. Le mura più antiche sono state rinvenute nel 1954, sotto quella che oggi è piazza Luigi Salvatore d’Austria. Si tratta di mura in opera poligonale, con grandi blocchi di pietra lavica perfettamente sbozzati, costruite con l’intento di proteggere il nucleo abitativo greco, che si estendeva tra la collina della Civita e il Castello.

    Ciò che è visibile a Contrada Diana è il rifacimento della prima metà del quarto  secolo avanti Cristo. Si tratta di un tratto lungo 50 metri che evidenzia la presenza di torri quadrate di protezione. La nuova e più ampia cortina si adattava all’espansione dell’abitato greco. Questa seconda tecnica di costruzione prevedeva un riempimento di pietrame compatto, foderato, su entrambe le facce, da blocchi isodomi in pietra proveniente dal Monte Rosa di Lipari.

    Con l’arrivo dei Romani, la città greca viene distrutta e obliterata dai resti della rioccupazione di epoca romana. Nella seconda metà del  primo secolo avanti Cristo, i cittadini edificano una nuova parallela linea di fortificazione, che dista sei metri e mezzo dalla precedente: si tratta dell’aggere di Sesto Pompeo, opera dalla forma irregolare, composta di solo pietrame a secco e blocchi di spoglio. Le nuove mura facevano parte delle fortificazioni volute da Sesto Pompeo in occasione della guerra civile del 36 avanti Cristo, contro Ottaviano. Le mura, così come la necropoli, sono impiantate in un’area che era stata sede del villaggio preistorico, afferente alla cultura di Capo Graziano: esse, infatti, tagliano i resti di antiche capanne a pianta ovale, costruite con la tecnica del muro a secco.

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