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VISTE - EOLIE

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Über diesen Titel

Voci innovative per storytelling del Tirreno Eolie - PODCAST - V.I.S.T.E. - EOLIE Progetto Gal - Tirreno Eolie CUP: G65J21000000009 - Testi relativi ai monumenti e alla storia di Lipari: Michele Giacomantonioposter viste Welt
  • Racconti e leggende - L'arrivo del corpo di S.Bartolomeo a Lipari
    Mar 15 2023

    Forse la testimonianza più antica che parla dell’arrivo e della presenza a Lipari del corpo di San Bartolomeo è quella di San Gregorio di Tours, vescovo e storico, che tra il cinquecentosettantadue e il cinquecentonovanta scrive:

    La storia del martirio di Bartolomeo narra che egli patì in India, secondo altre versioni: in Asia. Dopo lo spazio di molti anni dal suo martirio, essendo sopraggiunta una nuova persecuzione contro i Cristiani, e vedendo i pagani che tutto il popolo accorreva al suo sepolcro e a lui rivolgeva preghiere e offriva incensi, presi da odio, sottrassero il suo corpo e ponendolo in un sarcofago di piombo, tenuto a galla dalle acque che lo sostenevano, da quel luogo fu traslato ad un’isola che si chiama Lipari, e ne fu data notizia ai Cristiani perché lo raccogliessero: e raccoltolo e sepoltolo, su di questo edificarono una grande chiesa. In questa chiesa è ora invocato e manifesta di giovare a molte genti con le sue virtù e le sue grazie.

    Anche Teodoro il Lettore, storico bizantino, scrive intorno al cinquecentotrenta come le reliquie di San Bartolomeo fossero state inviate dall’imperatore d’Oriente Anastasio, forse nel cinquecentosette, a Dara,  cittadella che egli aveva fortificata. Tale informazione è confermata da Procopio di Cesarea morto nel cinquecentosessantacinque.

    Non è nostro compito dimostrare quale reliquia fosse quella autentica, in un’epoca in cui imperversava il commercio delle reliquie, e se a Dara e a Lipari si pensasse di avere l’intero corpo o, ciascheduna, solo una parte delle reliquie. E’ importante dimostrare come  già nel sesto secolo, praticamente negli stessi anni in cui cadeva Dara, nel cinquecentosettantatre, con riferimenti a molti anni prima, il 13 febbraio del duecentosessantaquattro , veniva collegata Lipari al culto ed al corpo di San Bartolomeo e che si comincia a sviluppare una tradizione che afferma :

    che il corpo fu gettato in mare e tenuto a galla dalle acque che lo sostenevano;

    che il corpo fu traslato all’isola di Lipari;

    che fu data notizia ai cristiani perché lo accogliessero;

    che il corpo fu accolto e sepolto e su di esso fu edificata una grande chiesa.

    Un’altra testimonianza del legame fra San Bartolomeo e Lipari ce la dà san Teodoro Studita (759  – ottocentoventisei). Questo monaco bizantino racconta che dopo la sua morte San Bartolomeo non si dimenticò dei suoi uccisori e fece numerosi miracoli e prodigi, ma proprio questo portò i suoi persecutóri ad infierire sul suo corpo. Presero l’arca miracolosa che conteneva il suo corpo e la gettarono in mare. Ma invece di affondare l’arca, per grazia divina, parve avanzare attraverso i flutti. L’arca fu trascinata dalle regioni dell’Armenia, con le arche di altri quattro martiri anch’esse gettate in mare, che precedettero ed in qualche modo scortarono l’Apostolo. Navigando queste arche giunsero oltre la Sicilia, all’isola chiamata Lipari, per manifestarsi là grazie al ritrovamento da parte del vescovo del luogo, il santissimo Agatone.

    E’ come – esclama san Teodoro – se l’isola dal nome appropriato abbia gridato con voci misteriose verso di lui che vi era pervenuto: Vieni a me l’infelice, tesoro tre volte beato dello Spirito tutto santo, vieni a me la disprezzata, perla di immenso valore, vieni a me la postulante, o tu che da altri foste gettato via con suprema ingiustizia; stabilisci in me e molte dimore in me si costruiranno , sii mio patrono e sarò molto abitata; rendi celebre il tuo nome in me e da ogni parte si parlerà di me; mentre altri hanno respinto te portatore di luce, io che vivo nel buio mi protendo verso la tua luce; mentre gli altri si sono fatte beffe di te, nutrimento di parole viventi, io invece come una piccola cagna bramo di ricevere le briciole delle tue reliquie.

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    9 Min.
  • Luoghi di Lipari - Scogliera di Sotto il Palo
    Mar 13 2023

    La scogliera di Sotto il Palo.

    La scogliera di sotto il palo collega il Porto di Sottomonastèro con quello di Marina Corta ed è formato da rocce basse a cui si può accedere quando il mare non è agitato e rappresenta un punto interessante per i bagnanti e per chi vuole prendere il sole nel periodo estivo.

    Ma perché questo nome visto che non c’è nessun palo che sovrasta la scogliera? In realtà Sotto il palo non sta a significare che sopra la scogliera vi fosse una pertica di legno o di ferro ma il nostro palo o meglio “palum” - visto che si tratta di una struttura vecchia di oltre settecento anni  – spiega Giuseppe Iacolino nel suo Gente delle Eolie  – deriva da “pal” che ha senso di “largo”, di spiazzo o radura  e quindi parente stretto di palese  cioè di cosa aperta, chiara, evidente.  Una struttura, anzi un recinto, dove venivano sequestrati e custoditi tutti gli animali erranti che sconfinavano dai pascoli comuni o dai recinti padronali e invadevano i poderi coltivati danneggiando le vigne, le messi, gli ortaggi. Buoi, cavalli, asini, capre, pecore e maiali.

    Non è una esagerazione, commenta Iacolino, ma in passato, nell’isola nostra c’erano più capi di bestiame nelle campagne che cristiani in città. Nelle Consuetudines scripte huius civitatis Lipare, una sorta di codice medievale contenenti usi, diritti  e obblighi consuetudinari dei cittadini liparoti, sono elencati le categorie di questi animali ritenuti potenziali  dannificatori delle culture. Accanto ad ogni categoria è segnata l’ammenda da far pagare ai rispettivi negligenti padroni.

    Si dava però il caso che non si fosse in grado, li per lì, di identificare il proprietario responsabile delle bestie incriminate, e allora il Baiolo, una sorta di sovrintendete alle cause civili, chiamato anche visconte o conte,  doveva provvedere a imbrancare le bestie, a condurle in città e a richiuderle in un apposito recinto per il tempo in cui durava l’indagine. Questo recinto si estendeva lungo il settore orientale della spianata della Civita ed era definito “carcérem animalium”, ma con termine specifico era chiamato “palium” e, per riflesso, la scarpata sottostante, fino al mare, era chiamata Sotto il Palo.

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    2 Min.
  • Ricette con i capperi
    Mar 13 2023

    Ricette con i capperi.

    PER CAPPERI AL SALE: prima di usarli, porli a bagno in abbondante acqua fredda, cambiandola più volte, perché perdano un pò il sale e fare attenzione a non salare troppo le vivande alle quali si uniranno.

    Sono ottimi; anche semplicemente conditi con olio di oliva, qualche goccia d’aceto e aromatizzati con aglio. Si usano in numerosissimi e gustosi piatti, con la carne e con il pesce, nei contorni, preparare salse e specialità ed esercitano una utile funzione tonica-digestiva.

    PER CAPPERI ALL’ACETO: prima di usarli è consigliabile lavarli in acqua fredda per eliminare in parte il sapore aspro dell’aceto.

    Trovano impiego nelle insalate di pomodori, di riso e miste e possono essere serviti da soli con olio di oliva ed altri aromi naturali.

    La preparazione dei piatti è stata realizzata in collaborazione con il noto Ristorante ”FILIPPINO ” di Lipari. Chef: Lucio Bernardi.

    SCORFANO A GHIOTTA.

    Procedimento: In una casseruola fate rosolare con l’olio la cipolla e l’aglio successivamente mettete dentro il pesce e fatelo colorare da entrambi i lati e poi sfumate con del vino bianco. successivamente aggiungete pomodori a pezzi e una leggera sfumatura di salsa e fate cuocere a fuoco basso, aggiungete quando lo richiede dell’acqua. infine unire capperi, olive e prezzemolo. fate cuocere per altri 10 minuti.

    INGREDIENTI.

    1 Scorfano di almeno 500 grammi.

    Pomodori freschi 300 grammi.

    Capperi 50 grammi.

    Olive 50 grammi.

    Prezzemolo, quanto basta.

    Aglio uno spicchio.

    Cipolla  quanto basta.

    Un bicchiere di vino bianco.

    Olio evo quanto basta.

    TONNO IN CROSTA DI FRANTUMATO DI CAPPERI SU CREMA DI POMODORO AL BASILICO.

    Per la crema: frullare, pomodoro fresco, mandorle, basilico, olio evo, sale e pepe.

    Procedimento: tagliate il tonno e impanàtelo nel frantumato di capperi. successivamente in una padella antiaderente versate un filo di olio e cuocete per circa 5 minuti a fuoco vivace. una volta cotto versate la crema nel fondo del piatto e adagiate sopra il tonno appena cotto.

    INGREDIENTI.

    Pomodoro fresco, 80 grammi.

    Mandorle, 30 grammi.

    Basilico, quanto basta.

    Tonno, 80 grammi.

    Frantumato di capperi, quanto basta.

    Olio, quanto basta.

    Sale quanto basta.

    CAPONATA DI GAMBERI E CUCUNCI.

    Procedimento: fare un soffritto di cipolla e sedano. aggiungere pomodoro a cubetti, gamberi sgusciati e cucunci tagliati finemente. cuocete per 6 minuti a fiamma vivace, infine unite zucchero e aceto.

    PESCE SPADA ALLA ONASSIS.

    Ingredienti per 4 persone: 4 fette di pesce spada fresco, un bicchiere d’olio, 2 uova, una cipollina, una manciata di prezzemolo, un pizzico di timo, una manciatina di capperi. 2 cucchiai di senape francese, un limone, sale, pepe.

    Preparazione: Ponete in una tazza due tuorli d’uovo leggermente salati e versatevi l’olio a gocce mescolando finché avrete ottenuto tre quarti di tazza di maionese. Aggiungete il succo del limone, la cipolla, il prezzemolo, il timo e i capperi, il tutto tritato fino a che si riduca in poltiglia. Aggiungete due cucchiai di senape. Passate sulla griglia le fette di pesce unte d’olio. Salate, pepate, fatele dorare, servìtele caldissime.

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    6 Min.
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