Rame Titelbild

Rame

Rame

Von: Rame
Jetzt kostenlos hören, ohne Abo

Über diesen Titel

Rame è la serie podcast di una community che vuole sfatare il tabù dei soldi. Nasce all'interno di una piattaforma (www.rameplatform.com) che attraverso i suoi contenuti si pone l’obiettivo di avviare una rivoluzione culturale nella società, che trasformi la finanza personale in un argomento di conversazioni audaci e liberatorie. Annalisa Monfreda, ogni settimana, dialoga con un ospite diverso seguendo il filo della sua storia economica. Parlare di soldi può essere intimo e coinvolgente, rivelatorio ed eccitante. E si finisce sempre per svelare chi siamo e ciò in cui crediamo.Rame Sozialwissenschaften
  • Episodio 125. Per 21 anni di matrimonio non ho mai avuto né un bancomat, né un conto corrente mio
    Feb 24 2026

    Marina vive in provincia di Bologna, ma le sue radici sono a Foggia: è l’ultima di cinque figli, cresciuta dentro un matrimonio combinato e in una casa dove il denaro è soprattutto tensione. Il padre, ossessivo nei controlli e nelle rinunce quotidiane, trasforma ogni scelta in un conteggio: «Spegni la luce, la bolletta, quanto tempo stai al telefono… tutto sempre così». La madre, pur di non far mancare nulla ai figli, “si imbosca” quello che riesce.

    Da lì nasce un imprinting che Marina si porta addosso a lungo: più che desiderare il denaro, prova a evitarlo, come se potesse sparire dalla sua vita insieme ai conflitti. «Se io potessi vivere di baratto e non far circolare i soldi sarei felicissima». In famiglia, poi, le regole non sono uguali per tutti: le restrizioni sono soprattutto per le figlie femmine, mentre al fratello vengono concesse spese e regali importanti.

    Giovanissima lascia casa: prima un anno all’estero, poi un collegio a Roma, dove impara presto a cavarsela. A Bologna inizia gli studi in Medicina. Ed è proprio durante un'esercitazione che arriva la svolta più brutale della sua vita: scopre per caso un tumore ovarico e, dopo l’intervento, le dicono che potrà diventare madre solo con la fecondazione assistita. È anche per questo che accelera il matrimonio con un uomo più grande, che all’inizio le sembra “leggero” coi soldi, ma quella leggerezza si rivela presto un’altra cosa: controllo. «Quando mi sono venute le contrazioni e stavo per partorire i gemelli, non avevo né contanti, né bancomat. Mi sono fatta prestare i soldi per il taxi da un'amica e così sono riuscita ad arrivare in ospedale. Quando lui è arrivato, la prima cosa che mi ha chiesto è stata: perché hai preso il taxi e non sei venuta a piedi?».

    Quando arrivano i gemelli, la dinamica peggiora: i soldi passano tutti da lui, Marina deve conservare scontrini e resti. Le cose cambiano quando inizia a lavorare. E lavorando riscopre competenze e fiducia, cresce fino a ruoli di vertice e, alla fine, trova la forza di separarsi. E in quel “dopo” deve imparare tutto: banca, bonifici, mutuo, Partita Iva, e persino il gesto più difficile di tutti, chiedere il giusto prezzo per il proprio lavoro. «Ancora adesso mi capita di andare in banca e dire: no aspetta, però spiegami… io non ci capisco nulla: non avevo mai fatto un bonifico. E tutto questo l’ho imparato nel 2022».

    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    27 Min.
  • Episodio 124. I pazienti non sono clienti: il mio lavoro è anche dire "no" ai soldi facili
    Feb 18 2026

    Camilla Di Pasquali è chirurga plastica, medico estetico e imprenditrice. Nata e cresciuta alle porte di Roma in una famiglia dove il lavoro è tanto e il denaro poco, impara fin da piccola che il valore non si misura in euro. «L’importante è essere, non apparire», le ripete allo sfinimento suo padre. E questa frase diventa per lei una bussola. Non rincorre il denaro come traguardo, ma come mezzo per fare bene, per costruire qualcosa che abbia senso.

    Finito il Liceo, Camilla sa esattamente di voler diventare una chirurga plastica, e nonostante le iniziali resistenze da parte dei genitori, segue il suo obiettivo con grande determinazione. Eppure medicina è un percorso lungo: l’indipendenza economica arriva tardi, e quando finalmente arriva lei scopre di non avere un “manuale”. Il suo istinto è diretto, quasi brutale: «Se i soldi ce li ho, significa che posso spenderli».

    La carriera la porta dalla chirurgia ricostruttiva alla medicina estetica, un settore in cui la richiesta del paziente non coincide sempre con ciò che è giusto fare. Qui Camilla mette a fuoco la sua idea di estetica: non come maschera o standardizzazione. «Il senso del mio lavoro è aiutare ciascuno a emergere per quello che è eliminando solo ciò che lo fa stare male. I miei pazienti non sono clienti: non sono una fonte di incasso, ma qualcuno che porta una domanda, e a volte quella domanda va ridimensionata, spiegata, perfino contraddetta». Dire di no a richieste sbagliate può costare, ma per Camilla è parte della fiducia medico-paziente. Un no che a volte è anche un no ai soldi. Perché la medicina estetica è un settore dove la domanda può essere continua e il mercato può trasformare tutto in consumo ripetibile. Eppure Camilla insiste: il botox non è un “ritocchino” da calendario, è un farmaco, una terapia. E l’etica non è un accessorio.

    Nel 2021, questa filosofia di medicina estetica prende corpo in un progetto imprenditoriale: il botox bar, che fonda con due soci e nel quale investe tutto ciò che ha, 20mila euro. «Non ho mai pensato che potesse andare male». Oggi gli ambulatori sono tre e il “di più” viene reinvestito: non per diventare ricchi, ma per costruire qualcosa di migliore, più solido, più etico.

    Per due anni, mentre il Botox Bar ingrana, Camilla continua a lavorare in un altro ambulatorio, praticamente gratis. Lo fa per affetto e senso di responsabilità verso i suoi pazienti. Finché capisce che la passione non può sostituire il riconoscimento: «Se qualcuno non ti paga, significa che non ti sta riconoscendo il valore. Ho lasciato nell’aria somme anche molto importanti. E questo, probabilmente, non va bene».

    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    14 Min.
  • Episodio 123. Ho liberato la mia compagna da ogni carico mentale, perché potesse crescere professionalmente
    Feb 10 2026

    Alberto Pelosio ha 37 anni e proviene da una famiglia molto numerosa. I suoi genitori, entrambi ingegneri, gli trasmettono fin da giovanissimo l’importanza dello studio e dell’autonomia, ma anche una pressione costante: «Per mio padre era fondamentale che non perdessi tempo, perché come diceva Zio Paperone “il tempo è denaro”». Dopo alcune esperienze scolastiche e lavorative tra Italia e Inghilterra, Alberto trova lavoro in una grande azienda nel settore contabilità, mentre la compagna, Martina, avvia la carriera nel settore sanitario come infermiera. «Lei ha sempre cercato di cambiare lavoro se non le andava bene o se veniva pagata troppo poco. E infatti, oggi, è vice caposala del pronto soccorso».

    Quando diventano genitori, la realtà dei ruoli tradizionali emerge con forza. Nonostante Martina guadagni di più, il peso della casa e della cura del neonato ricade naturalmente su di lei. Alberto, invece, concentra le sue energie su un nuovo progetto: insieme a un amico decide di aprire un piccolo negozio di dischi, come attività parallela al suo impiego da contabile. «Inizialmente non ci eravamo posti il problema, neanche lei. Tuttavia, dopo un po’, ho capito che dentro di sé stava iniziando a covare un malessere serio».

    Quello che dopo la nascita del primo figlio era un malessere legato alla distribuzione iniqua del carico familiare, si trasforma in una vera e propria crisi nel 2021, quando Martina resta incinta di due gemelli. Al compimento dei sei mesi, i gemelli non vengono accettati all’asilo nido per mancanza di posti, e uno dei due genitori deve restare a casa. La scelta ricade su Martina, coerente con gli schemi sociali, ma del tutto incoerente rispetto al contributo economico di ciascuno. «Tra me e lei è scoppiata una crisi perché io non avevo fatto nessuna rinuncia e non avevo intenzione di farne. Lei, invece, aveva dovuto sacrificare molto e nutriva un certo risentimento verso di me, che non avevo compreso quanto fosse necessario che fossi io a fare dei passi indietro, o quanto in realtà potessi farlo perché ne avevo la possibilità».

    Per salvare la famiglia, Alberto capisce che deve non solo rinunciare definitivamente al negozio di dischi, ma anche rimodulare il suo lavoro in azienda e rimandare per un po’ il sogno di cambiare professione, per il quale nel frattempo si era anche laureato in storia. «Ho completamente tolto a lei il carico mentale della casa, lasciandola libera da qualsiasi incombenza domestica. Tant’è che, proprio grazie a questo, in due anni ha avuto una carriera lampo e una crescita esponenziale nel lavoro».

    La riflessione più importante di Alberto riguarda però la volontà di rompere uno schema. Perché, come sappiamo bene, ciò che osserviamo fare ai nostri genitori spesso diventa il modello che riproporremo nella nostra vita: «Ho due maschi e una femmina, e penso che questo cambio di rotta rispetto alla consuetudine possa già essere un insegnamento importante per loro».

    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    17 Min.
Noch keine Rezensionen vorhanden