• Soldi, soldi, soldi (ma non per tutte)
    14 Min.
  • Disabilità e lavoro: cosa c’è dietro quel 12%?
    Dec 15 2025
    Secondo le stime dell’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro), nel nostro Paese hanno un’occupazione 3 persone con disabilità su 10 e il loro salario medio annuo si ferma a 18mila euro annui, a fronte di una retribuzione media nel settore privato di 38.565 euro nel 2023 (Istat). Il differenziale retributivo orario è del 12% e – dice l’Oil – il 9% di questo divario non può essere spiegato da disuguaglianze nei livelli di istruzione, età e tipo di lavoro. Con cosa si spiega allora? Mi sono messa a fare qualche ricerca, scoprendo che il cuore della questione sta nel modo in cui il mercato del lavoro è ancora (mal) progettato. Ne parlo con Giulietta Bergamaschi, avvocata giuslavorista, co-fondatrice e managing partner di Lexellent e ideatrice del progetto Raffaello.
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    19 Min.
  • Il dream gap, o perché le bambine smettono di credere nel proprio talento
    Nov 11 2025
    Di questione di genere nelle materie Stem abbiamo parlato spesso. Eppure, ogni volta che mi imbatto in una nuova ricerca o in un’iniziativa dedicata, mi rendo conto che l’argomento resta ancora drammaticamente attuale. Soprattutto in Italia, dove le ragazze tra i 25 e i 34 anni con una laurea nelle materie Stem (cioè scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) sono secondo l’Istat solo il 16,8%, contro il 37% dei loro coetanei. Un divario che non nasce all’università, ma molto prima. Gli studi lo confermano: già a 5 anni molte bambine iniziano a dubitare della propria intelligenza. A 6, smettono di credere di poter “diventare qualsiasi cosa vogliano”. A 10, si allontanano dalle materie scientifiche, considerate “troppo difficili” o “più adatte ai maschi”. È qui che inizia quello che gli esperti chiamano “dream gap”. Ne parlo in questa nuova puntata di Diverso sarà lei con Alessia Mosca, la stessa che nel 2008 è stata eletta al Parlamento italiano dove è poi stata promotrice e prima firmataria della legge Golfo-Mosca che ha introdotto in Italia l’obbligo di quote di genere nei cda delle società quotate. E che nel 2021, insieme a Ersilia Vaudo e Giovanna Dell’Erba, ha fondato l’associazione non profit “Il cielo itinerante”. Buon ascolto!
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    15 Min.
  • Phica.eu, le vittime non denunciano. Bernardini De Pace: "Sorellanza mancata"
    Oct 14 2025
    Ogni volta che pensiamo di aver toccato il fondo, scopriamo poco più tardi l’esistenza di un sotterraneo ancora più buio e freddo. La violenza contro le donne – anche nel suo formato digitale – lo dimostra: non conosce limiti né vergogna. E i numeri, più di ogni altra cosa, ci ricordano che il problema è molto più diffuso di quanto si supponga. Ecco qualche esempio da brivido:
    • 32MILA - Credete si tratti della capienza di un palazzetto dello sport? Dei tifosi di una squadra di Serie B riuniti allo stadio una domenica pomeriggio? Sbagliato! Erano gli utenti del gruppo Facebook “Mia Moglie”. Non ultras né supporter, ma uomini che per sei anni hanno condiviso le foto delle proprie compagne come fossero figurine – scambiate, esibite, commentate, ridotte a oggetto di consumo.
    • 800MILA - Sarà il numero degli abitanti di una città come Genova, no? E invece no: erano gli iscritti a Phica.eu. Nato nel 2005 come piattaforma di pornografia amatoriale online, negli anni è diventato un gigantesco archivio di fotografie di donne rubate, private, caricate senza consenso.
    • E ancora: 20 MILIONI - State forse pensando ai passeggeri che transitano in un grande aeroporto internazionale? Macché! Erano le visite annuali su Phica.eu. Un traffico enorme che generava più di un milione di euro l’anno di fatturato, in un’economia parallela che ha trasformato lo stupro digitale in un business a sei zeri.
    A fronte di questi numeri, c’è chi, come l’avvocata Annamaria Bernardini De Pace, ha provato a “violentare la giurisprudenza” (come lei stessa afferma) con una class action a difesa delle donne coinvolte.
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    17 Min.
  • Finalmente lei. Memorie di un trombone
    Sep 15 2025
    All’inizio ho pensato a uno sbaglio. Una distrazione, un attimo di confusione tra me e qualche mio parente più giovane, più lucido, meno… vissuto. E invece no: quella ragazza sta guardando proprio me. Con quegli occhi svegli e curiosi e una specie di sorriso, come se stesse per mettersi nei guai e non vedesse l’ora.
    Non è come gli altri. Niente frac troppo stretto, niente battute da veterano sul primo oboe, niente aneddoti da “vecchio leone” sui bei tempi andati e frasette sui direttori che “non capiscono il Mahler vero”. E non direi neanche che ha quel fare di chi si sente parte di una stirpe sacra di ottoni barbuti e infallibili. È nuova. Diversa. E, soprattutto, è una lei.
    Io – e perdonate la mancanza di umiltà – sono un tipo importante. Curvo, dorato, con una certa patina che non è sporco: è esperienza. Ho fatto tournée con orchestre sinfoniche, audizioni che sembravano duelli all’ultimo respiro, concorsi con giurie in giacca e cravatta. Ho suonato in teatri storici, in chiese gelide con accordi da brivido (in senso buono, eh!). Una volta anche all’aperto con l’archetto del primo violino, ma non chiedetemi di raccontare. Insomma, una carriera onesta. Da orchestra, mica da jam session.Sempre nelle stesse mani, però. Uomini. Generazioni di maschi che mi soffiavano dentro come se stessero gonfiando un gommone. Tutti convinti di sapere cosa farne… di me. Gente che mi lucidava solo davanti, per far bella figura davanti al pubblico, e poi via, nel fodero.
    E poi… arriva lei. Mi solleva con delicatezza, ma senza esitazioni. Mi studia, mi gira tra le mani come si fa con una cosa nuova che vuoi capire, non solo usare. E improvvisamente – senza cerimonie, senza riscaldamenti eterni – soffia. Non male, penso. Un po’ incerta, sì, ma con idee. Con gusto. Con un soffio che non vuole dimostrare nulla, solo vedere che succede.
    E che succede? Succede che dopo anni passati a sostenere corali wagneriane come un mulo, sento qualcosa di diverso. Non è rivoluzione, eh. Non ci sono fuochi d’artificio. Però c’è curiosità – e la curiosità, caro mio, è merce rara.
    Ora ogni prova è una scoperta. Lei cambia registro, cambia epoca, cambia umore. Un giorno Brahms, un giorno Stravinskij, un giorno mi suona il solo del Boléro in pantofole. E sai cosa? Mi piace. Alla mia età, pensavo di aver già detto tutto. Invece, tocca ricredermi. E ti dirò: se questo è l’inizio della mia seconda vita… beh, stavolta me la voglio godere.

    ** Questo racconto è un gioco, che parte però da un fatto reale: il trombone – protagonista e narratore della sua “prima volta” con una donna – è spesso considerato uno strumento da uomini. L’ho scoperto parlando con Ginevra Costantini Negri, pianista, presidente dell’associazione Classical Rights e direttrice artistica del festival Il Diritto di Suonare, che promuove le pari opportunità nella musica classica. La nostra conversazione la trovate in questa nuova puntata di Diverso sarà lei. Buon ascolto!
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    18 Min.
  • Quattro mesi per perdere una matematica
    Jul 15 2025
    Perché una bambina si convinca che la matematica “non è roba da donne”, possono bastare appena quattro mesi di scuola elementare. È quanto ha scoperto un gruppo di ricercatori francesi che ha seguito per quattro anni circa 2,7 milioni di studenti, analizzando il loro rapporto con le materie stem. I risultati, pubblicati su Nature, parlano chiaro: all’ingresso a scuola, maschi e femmine hanno competenze matematiche praticamente identiche. Dopodiché, già dopo quattro mesi si registra un divario di 0,20 punti a favore dei primi. Nel secondo anno, il gap addirittura quadruplica.Visto che ho imparato a non dare nulla per scontato, lasciatemi dire l’ovvio: non è una questione di capacità innate. Maschi e femmine partono dallo stesso livello: il talento non ha genere.
    La distanza che si crea è piuttosto il frutto di uno stereotipo culturale radicato che le bambine iniziano ad assorbire in modo quasi invisibile fin dai banchi di scuola – e soprattutto quando crescono in famiglie e contesti con uno status socioeconomico più alto, dice lo studio.
    Ne parlo più approfonditamente nella nuova puntata di Diverso sarà lei con Marie Madeleine Gianni, fondatrice e presidente di Bet she can, fondazione nata nel 2015 per accompagnare le bambine tra gli 8 e i 12 anni nello sviluppo della consapevolezza di ciò che sono e ciò che vogliono diventare. Buon ascolto!
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    22 Min.
  • Effetto domino sul Pride: se la politica USA raffredda anche gli sponsor italiani
    Jun 9 2025
    Giugno è arrivato di nuovo, e con lui il mese del Pride. Un momento che per molti significa bandiere arcobaleno, eventi, parole di orgoglio e di memoria. Ma anche un periodo che ogni anno mi spinge a guardare sotto la superficie delle celebrazioni: cosa rende possibile tutto questo? Chi ci crede davvero? E soprattutto: cosa succede quando le condizioni cambiano?
    Ne parlo in questo nuovo episodio di Diverso sarà lei con Roberto Muzzetta, director business and legal affairs di Elcart Distribution e vicepresidente di Arcigay Milano. Buon ascolto!
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    20 Min.
  • Cara trasparenza retributiva, ti aspetto!
    19 Min.