• La voce del silenzio (Marcella Boccia)
    Mar 7 2025
    La voce del silenzio

    Non c’era Dio nel campo di battaglia,
    solo il vento che frugava nei corpi,
    una preghiera strozzata nel fango,
    la polvere a chiudere gli occhi dei vinti.
    Non c’era Dio nelle mani piagate
    di un uomo lebbroso che sogna la pioggia,
    né nel passo stremato di chi
    baratta la pelle per un pezzo di pane.
    Ho cercato il suo nome nelle crepe dei muri,
    sulle labbra screpolate di un bimbo,
    nei solchi di donne velate che tacciono
    mentre l’oro danza nei palazzi del vuoto.
    Eppure, nel silenzio della terra martoriata,
    tra le macerie gonfie di assenza,
    ho sentito qualcosa più forte di Dio—
    il respiro stanco degli ultimi,
    che ancora, ostinati,
    chiamano la vita per nome.


    (dal Libro "Cercavo dio, ho trovato tormento", di Marcella Boccia)
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  • Sotto il cerone, le cicatrici (Marcella Boccia)
    Mar 5 2025
    Sotto il cerone, le cicatrici

    Jone dice che inganno la morte,
    che col trucco dipingo un altro volto,
    e quando lei arriva,
    sospettosa, rapace,
    non mi riconosce
    e se ne va.
    Forse è vero.
    Forse è per questo
    che ogni sera disegno labbra nuove
    su questa bocca spaccata,
    che spalmo polvere dorata
    sulle occhiaie profonde come fosse comuni,
    che mi inciprio il dolore
    finché diventa polvere di stelle
    nel cono di luce del palcoscenico.
    Forse è vero.
    Forse la morte ha bisogno
    di visi nudi per reclamare i corpi,
    e io, giocoliera della mia stessa ombra,
    mi cambio pelle
    ad ogni bisbiglio del sipario,
    ad ogni applauso che risuona
    come un requiem al contrario.
    Ma sotto il cerone,
    le cicatrici cantano il loro coro sommesso.
    Ogni taglio, una nota stonata.
    Ogni crepa, un’eco di pianto.
    Se un giorno la morte si accorgerà di me,
    se capirà che dietro il fard c’è solo carne aperta,
    le chiederò una cosa soltanto:
    non togliermi il trucco,
    lasciami almeno questo inganno,
    perché non saprei morire
    senza un volto felice.


    (dal Libro "Benvenuti al Circo", di Marcella Boccia)
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  • Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come stai (Marcella Boccia)
    Mar 5 2025
    Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come stai

    Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come stai.
    Sorriso di gesso, occhi dipinti di vento,
    tra le pieghe del viso, la verità si nasconde,
    sospesa come un filo d’argento sotto il cielo del circo.
    Ogni mattina, il mio volto è un palcoscenico,
    un set di illusioni dove recito
    la parte della donna che non ha ferite.
    Ma le ferite sono dentro, sono il sangue che non scorre,
    il respiro che si fa corto, mentre il trucco copre,
    come un velo di polvere sulle macerie di un cuore.
    Il pubblico applaude, non sa, non vuole sapere,
    che dietro il sorriso di cartone c’è un’anima
    che urla il suo dolore in silenzio.
    E nessuno ti chiederà mai come stai,
    perché il trucco è così perfetto
    che la solitudine diventa solo un dettaglio,
    un accessorio che non può rovinare la festa.
    Gli dèi antichi, vestiti di maschere,
    erano così, sempre pronti a offrire spettacolo,
    ma nessuno li vedeva mai cadere nel loro vuoto.
    Eppure, sotto il peso di questa finzione,
    il mio corpo non sa più cosa sia la luce.
    C’è un’ombra che cresce dentro di me,
    un grido che si strozza tra le labbra.
    Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà come stai.
    Così, mentre indosso la mia maschera di gioia,
    io continuo a camminare,
    sospesa tra la finzione e la realtà,
    tra il pubblico che applaude
    e l’eco del mio cuore che non smette di piangere.
    La bellezza di questo circo è che nessuno vuole vedere
    le cicatrici che porto, invisibili agli occhi
    di chi cerca solo il divertimento,
    di chi non sa che dietro ogni sorriso
    ci sono fiumi di solitudine,
    maree di parole non dette.
    Un trucco ben fatto e nessuno ti chiederà mai come stai.
    Perché chi è davvero pronto a sentire il peso
    di un’anima che si fa polvere?
    Chi, davvero, sa vedere ciò che nessuno ha il coraggio di guardare?
    Eppure, qui, sotto questa maschera,
    io continuo a respirare,
    a cercare tra le rovine un angolo di verità,
    un angolo in cui posso essere solo io,
    senza trucco, senza risate forzate,
    senza il palcoscenico che mi chiede di essere altro.


    (dal Libro "Benvenuti al Circo", di Marcella Boccia)
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  • Lo spettacolo di un’anima divisa (Marcella Boccia)
    Mar 5 2025
    Lo spettacolo di un’anima divisa

    Sono l’attrice e la maschera,
    danzano entrambe sotto il peso del sipario,
    con passi leggeri come il dolore
    e occhi che hanno bevuto lacrime antiche.
    In ogni gesto, in ogni sguardo,
    c’è una verità nascosta,
    una verità che il pubblico non può vedere,
    perché il palcoscenico è sempre più grande
    della scena che porto nel cuore.
    Lo spettacolo di un’anima divisa,
    un'anima che ride quando dentro piange,
    che balla quando i passi tremano
    e sorride mentre il petto brucia.
    Ogni parola che dico è una maschera,
    un travestimento che mi avvolge,
    come una toga di velluto e cenere,
    mentre dentro, sotto il trucco,
    le cicatrici non scompaiono mai.
    Siamo tutti eroi, in fondo,
    nelle tragedie che non abbiamo scelto.
    Mi chiamo Antigone,
    ma in me scorre il sangue di Medea.
    Con le mani colme di rimpianti,
    come Euridice che cerca Orfeo
    senza mai riuscire a tornare.
    Sorrido e il mondo applaude,
    ma non sa che ogni sorriso è un coltello
    che mi taglia l’anima in due,
    mentre il circo del destino continua a girare
    e i miei fantasmi si siedono
    nelle prime file.
    Lo spettacolo di un’anima divisa
    è un gioco di ombre,
    è il respiro affannoso di una tragedia
    che non si vuole concludere.
    Il mio corpo è una statua di gesso,
    le mani strette attorno alla clessidra
    che non si ferma mai.
    E il pubblico che applaude,
    non vede la verità che giace
    nel silenzio dei miei occhi.
    Ma come Ulisse, io continuo a viaggiare,
    sulle onde della speranza e del dolore,
    cercando un ritorno che non esiste.
    Nel cuore porto la solitudine di Orfeo,
    la mia anima, spezzata,
    ha perso la strada per tornare indietro.
    Eppure, continuo a sorridere
    mentre l’applauso sfuma nell’oblio,
    perché lo spettacolo non finisce mai,
    e io, in fondo, sono l’attrice
    e anche la maschera
    che indosso ogni giorno.

    (dal Libro "Benvenuti al circo", di Marcella Boccia)
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    4 Min.
  • Madri che uccidono senza mani (Marcella Boccia)
    Mar 4 2025
    Madri che uccidono senza mani

    Non servono coltelli,né corde strette attorno al respiro,per uccidere chi si è generato.Basta uno sguardo che non riconosce,una carezza negata,un silenzio lungo come un inverno.Basta lasciare un figlioa germogliare nel vuoto,radici sospese nell’assenza,tra le crepe del non amore.Ci sono madri che uccidono senza mani,con parole affilate come vetri,con indifferenza che taglia più a fondodi una lama lucida sotto la pelle.Non servono urla,né stanze chiuse a chiave,basta non vedere, non sentire,non esserci mai.E i figli crescono con il cuore scheggiato,con occhi che cercano madriin ogni abbraccio che non arriva,con mani che stringono il vuotocome fosse un destino.

    (dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)
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  • Ho bussato alla porta dell’inferno (Marcella Boccia)
    Mar 4 2025
    Ho bussato alla porta dell’inferno

    Ho bussato alla porta dell’Infernocon le nocche spezzate,con il fiato corto e le ginocchia sbucciate,eppure non mi hanno aperto.Forse mi hanno riconosciuta,figlia del fuoco e della cenere,nata con le costole incrinatedal peso di troppi inverni,cresciuta a pane raffermo e paura.Ho bussato ancora, più forte,ma il Diavolo ha riso dietro la soglia:«Tu non hai bisogno di entrare,l’Inferno lo porti già dentro.»E allora ho gridato,ho urlato i nomi dei miei fantasmi,ho gettato il cuore contro il legno bruciato,ma nessuno ha risposto.Mi sono guardata le mani,scritte di cicatrici e desideri spenti,e ho capito che non serviva entrare,che il fuoco già mi abitava,che non ero ospite, ma regina.Così me ne sono andata,con l’Inferno cucito addosso,portandolo con me come un mantello,come un segreto,come un destino.


    (dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)
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  • Nessuno vuole una donna come me (Marcella Boccia)
    Mar 4 2025
    Nessuno vuole una donna come me

    Mi hanno desiderata in mille, uomini e donne con occhi affamati, labbra morbide e promesse sussurrate come preghiere a un dio proibito. Mi hanno cercata nei bar, nelle piazze, nei vicoli stretti, nelle stanze buie dove il respiro si mescola al peccato. Mi hanno amata, o almeno così dicevano, fino a quando hanno visto le schegge che mi brillano sotto la pelle, fino a quando hanno sentito il vento che mi abita la testa e che mi spinge sempre altrove. Mi hanno voluta docile, piegata, meno fuoco, meno spine, meno abissi negli occhi, più morbida, più facile. Ma io non sono fatta per essere addomesticata, non mi lascio stringere in catene d’oro, non lascio che mani estranee ridipingano le mie pareti di colori che non conosco. Così sono fuggita, sempre, prima che mi spezzassero, prima di dover fingere, prima di dover chiedere scusa per essere come sono. Perché nessuno vuole una donna come me, ma tutti cercano di possederla.

    (dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)
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  • L’ultima volta che ho detto “Ti amo” (Marcella Boccia)
    Mar 4 2025
    L’ultima volta che ho detto “Ti amo”

    L’ultima volta che ho detto “Ti amo” la mia voce era un filo di seta, un sussurro sospeso tra le tue ciglia, tra le linee della tua fronte antica che raccontano storie più grandi di me.
    Eri lì, con gli occhi pieni di India e tempeste, con il profumo del cardamomo sulle mani e il silenzio sacro delle tue preghiere incastrato tra le pieghe del turbante.
    Ti ho amato nel modo in cui il cielo si aggrappa all’orizzonte, nel modo in cui le radici abbracciano la terra senza possederla, nel modo in cui la luce si arrende al tramonto senza mai smettere di esistere.
    E tu mi hai guardata come se fossi eterna, come se non fossi fatta di cicatrici, come se il mio dolore non fosse una lingua sconosciuta tra di noi.
    L’ultima volta che ho detto “Ti amo” non ho avuto paura, perché sapevo che le mie parole si sarebbero intrecciate alle tue, che il tempo avrebbe portato via tutto, ma non questo, mai questo.

    (dal Libro “Cicatrici & tatuaggi, di Marcella Boccia)
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