I palchi invisibili Titelbild

I palchi invisibili

I palchi invisibili

Von: L'Oca Critica
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Über diesen Titel

𝙸 𝚙𝚊𝚕𝚌𝚑𝚒 𝚒𝚗𝚟𝚒𝚜𝚒𝚋𝚒𝚕𝚒 - 𝚎𝚜𝚙𝚕𝚘𝚛𝚊𝚣𝚒𝚘𝚗𝚎 𝚝𝚛𝚊 𝚕𝚎 𝚙𝚛𝚘𝚟𝚎 𝚍𝚎𝚕 #𝚐𝟾𝚙𝚛𝚘𝚓𝚎𝚌𝚝

Marta Cristofanini e Matteo Valentini leggono i loro taccuini dalle prove degli spettacoli della rassegna 𝗚𝟴 𝗽𝗿𝗼𝗷𝗲𝗰𝘁.

Progetto in collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova.
Illustrazione di Michela Fabbri.
Montaggio sonoro di Eva Olcese.Copyright L'Oca Critica
Kunst Unterhaltung & Darstellende Künste
  • In situ – Rêverie del secolo XXI
    Nov 5 2021
    L'ultimo mondo che vogliamo raccontarvi è quello marino di 𝙄𝙣 𝙨𝙞𝙩𝙪 - 𝙍𝙚𝙫𝙚𝙧𝙞𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙨𝙚𝙘𝙤𝙡𝙤 𝙓𝙓𝙄. Ad accompagnarci è, ancora una volta, la voce di Marta Cristofanini.
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    Entro in punta di piedi. Un’attrice è al centro del palco, in proscenio: guarda fissa davanti a sé e scandisce con un labiale sommesso e serrato quello che suona all’orecchio, lontanamente, come un elenco.

    molluschi, zoccoli di legno, conchiglie, spugne nel mare, monete d’oro, anfore, fucili a pompa, pesci, mammiferi, alghe nel mare...

    Boccheggia come un bellissimo pesce. Dietro le ondeggia sinuoso un mare metallico, ostile.

    petrolio, granchi, boe, bidoni, bottiglie, coralli nel mare, krill, idrocarburi, plancton, buste di plastica...

    L’atmosfera è densa e setosa. Mi raggiunge il vociare gorgogliante di qualcuno che parla, parla in francese, eccola, in penombra, una signora che dialoga vivacemente con i tecnici del suono e delle luci; sembrano intendersi molto bene ma non potrò mai esserne certa: sono lontani e la loro lingua non è la mia.

    carta, voci nel mare, bisbigli, ciuffi di capelli, schiavi, capitani, donne di mondo nel mare, pirati, aristocratici, esploratrici nel mare...

    Incrocio uno sguardo curioso, affabile, che mi sfiora morbidamente. Le labbra si muovono nella mia direzione – bonjour –, la donna che mi sta guardando ha capelli rossi e un sorriso gentile. Emana fiducia, una sorta di malizioso candore felino.

    Sento stridere: gabbiani? Creature d’aria e di vento, qui? Un uomo avanza verso la scena, ora magicamente svuotata; è vestito di nero, mi ricorda qualcuno: sale sul palco, scruta la platea come un orizzonte. Cristoforo Colombo, l’esploratore.

    La filata comincia, tutto si predispone a scorrere in un flusso onirico di pensieri, di movimenti sinusoidali, di canti e voci che si scorrono accanto, e ho l’impressione che non sfoceranno mai nello stesso mare: il loro destino è rispondersi ad echi paralleli. In punta di piedi mi alzo e socchiudo gentilmente alle mie spalle il mondo – sognato? – di Atlantide.
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    "In situ - Rêverie del secolo XXI" di Nathalie Fillion
    regia Nathalie Fillion
    traduzione Monica Capuani
    interpreti Fabrizio Costella, Viola Graziosi, Odja Llorca, Graziano Piazza
    assistente alla regia Valentina Favella
    scene e costumi Charlotte Villermet
    luci Davide Riccardi
    videomaker Squeasy Film
    direttore di scena Nathan Copello
    elettricista Marco Giorcelli
    fonico Edoardo Ambrosio
    operatore video Stefano Gualtieri
    sarte Annalisa Recchioni, Angela Siviero
    produzione Teatro Nazionale di Genova, Théâtre du Baldaquin Paris
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    3 Min.
  • Genova 21
    Nov 3 2021
    L'ottavo palco invisibile è quello di 𝙂𝙚𝙣𝙤𝙫𝙖 21: ce lo racconta Marta Cristofanini.
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    La scena che mi si para davanti, una volta oltrepassata la soglia del nuovo mondo di Genova 21, è una sorta di ufficio-cantiere. Un tavolo, delle sedie, fogli di copione su cui si accumulano osservazioni e appunti, bottigliette d’acqua. C’è anche un musicista con gli altri cinque attori sul palco: è in piedi davanti alla consolle, remixa atmosfere in diretta. Tra loro, ce n’è uno in particolare che alterna presenza sul palco e battute, indicazioni fulminee e dettagliate sulle intenzioni e i tempi, e che talvolta salta giù di volata in platea per osservare meglio a distanza quel che succede sul palco.

    In questo mondo, Fausto Paravidino è attore, drammaturgo, regista. Una sorta di laica trinità, che tesse la propria tela in una continua immersione ed emersione drammaturgica, tenendone vivacemente le redini.

    Percepisco una sorta di rifiuto nell’aderire a una struttura chiara, definitiva, in cui gli artisti – benché ricoprano chiaramente dei ruoli – sono chiamati a rimanere sul palco in veste civile. Mentre osservo il regista in questa sua continua, fluida metamorfosi, mi riesce difficile capire quale sia il suo vero io: mi sfugge la linea di demarcazione, fisica e vocale, attraverso cui delimitare lo stesso spazio d’azione scenica.

    Sul palco, intanto, si riflette ad alta voce su sfera individuale e sfera politica, sul magma di quei fatti contemporanei che caratterizzano la nostra quotidianità e che solo apparentemente sembrano non c’entrare nulla: scontro generazionale, pandemia, vaccini.

    Mentre mi spolvero via i trucioli di questo mondo in costruzione, mi rendo conto che l’essenza di Genova 21 è quella di una monarchia illuminata, operaia, aureolata d’immanenza.
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    "Genova 21" di Fausto Paravidino
    regia Fausto Paravidino
    interpreti Fausto Paravidino, Iris Fusetti, Barbara Moselli, Enrico Pittaluga, Matteo Manzitti
    Musiche Matteo Manzitti
    Aiuto regia Maria Teresa Berardelli
    Assistente alla regia Alessandro Petrillo
    Luci Davide Riccardi
    Video Opificio Ciclope
    direttore di scena Nathan Copello
    elettricista Marco Giorcelli
    fonico Edoardo Ambrosio
    operatore video Stefano Gualtieri
    sarte Annalisa Recchioni, Angela Siviero
    produzione Teatro Nazionale di Genova
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    2 Min.
  • Basta!
    Nov 1 2021
    È la voce di Matteo Valentini a trascinarci dentro 𝘽𝙖𝙨𝙩𝙖!
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    Entro nel mondo di Basta! con un poco di anticipo rispetto all’orario stabilito e trovo alcuni attori affaccendati negli ultimi minuti di ozio prima dell’inizio delle prove. Dico loro che vorrei chiedere alla regista il permesso di assistere alla giornata di lavoro. Quando mi viene risposto che Kiara Pipino deve ancora collegarsi su Zoom dal suo appartamento newyorkese, la sensazione è quella di essere appena stato proiettato in un futuro fluido e sconfinato.

    Per raggiungerlo, è necessario attendere solo alcuni minuti per il corretto funzionamento dell’app, che fatica a riconoscere uno dei due utenti. Successivamente si aggrega alla conversazione anche l’autrice del testo, Wendy MacLeod, che comincia a dialogare con Pipino in un inglese torrenziale e distorto dalla scarsa efficienza delle casse del computer. Alcuni attori si siedono, due improvvisano un tango, altri ancora si scambiano consigli per rafforzare la muscolatura dell’addome.

    Terminato il colloquio, la regista lamenta una certa distanza della telecamera dal palcoscenico e chiede che il dispositivo venga avvicinato: grazie alla collaborazione di tre persone, il pesante tavolo che funge da appoggio viene spostato più avanti, scavalcando tre file di sedili.

    Le arcinote possibilità del mezzo telematico scendono a patti con la materialità del reale che le accoglie: il teatro si conferma come luogo imprescindibile del corpo fisico, anche nell’intenzione di favorire un rapporto artistico da remoto, e il mondo di Basta! non rispecchia tanto un futuro fulmineo e inquietante, quanto l’immediato e claudicante presente.
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    "Basta!" di Wendy MacLeod
    traduzione e regia Kiara Pipino
    interpreti Cristiano Dessì, Lisa Galantini, Marisa Grimaldo, Davide Mancini, Alessandro Pizzuto, Roberto Serpi
    stage assistant Milo Prunotto
    aiuto regia Lisa Galantini
    costumi Irene Barillari
    video e luci Davide Riccardi
    direttore di scena Fabrizio Montalto
    elettricista Marco Giorcelli
    fonico Edoardo Ambrosio
    operatore video Stefano Gualtieri
    sarte Annalisa Recchioni, Angela Siviero
    produzione Teatro Nazionale di Genova
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    2 Min.
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