• #145- Come riconoscere la modalità minore - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
    Feb 13 2026
    Questo episodio è dedicato a come riconoscere la modalità minore.Ascoltiamo subito Bella ciao. E’ l’esempio migliore in assoluto della modalità minore perché è una canzone famosissima, conosciuta internazionalmente, ed essendo anche cantata è più facile da ricordare. La conosce anche chi non la ascolta attivamente, cioè anche chi non sceglie di ascoltarla, chi non ha studi musicali, ed è un tema transgenerazionale, che conoscono tutti a prescindere dall'età che hanno. E’ un canto chiaramente in minore: non espande, non addolcisce, guarda in faccia alla realtà nella sua crudità e proprio per questo non consola, non è depressivo né lamentoso. E' seria. E’ una dichiarazione di ciò che la realtà è. Giusto una curiosità di tipo culturale: Bella ciao deriva da un canto popolare di lavoro delle mondine nelle risaie italiane, con testi sulla fatica e lo sfruttamento, e solo dopo la Seconda Guerra mondiale è diventato l’inno simbolico della Resistenza partigiana contro fascismo e nazismo. Ti faccio sentire un brano di questo canto nella versione di una cantante, Milva, appassionata cultrice di canti popolari! Milva ha amato, interpretato e valorizzato canti popolari e “impegnati”, portandoli anche nei palcoscenici principali e incidendoli nei suoi album. Quella che nasce dalla fatica e dalla durezza del lavoro delle mondine, e che negli anni è stata poi trasformata in un canto di lotta politica e simbolo di libertà. Oggi, è diventata un inno cantato in tutto il mondo, oltre che per questioni politiche e sociali anche grazie alla serie “La casa de Papel”. In questo episodio del podcast ti faccio ascoltare brani che sono già nella tua memoria sonora e ti aiuto a creare una categoria identificativa della modalità minore. Sono tutti brani tratti di una selezione sonora intuitiva, immediatamente riconoscibile e internazionale, tutta roba che “suona minore” anche a chi non sa cosa sia una scala.Non sono musicista, non ho intenzione di usare tecnicismi che non padroneggio neppure io. Il mio mantra resta lo stesso: zero tecnicismi, sentire prima di sapere e sfruttare competenze e conoscenze che hai già, in modo da organizzarle.Ascoltiamo Greensleeves. E' una delle melodie più antiche e riconoscibili della tradizione europea. Famosa anche per essere stata affiancata alle melodie natalizie.Intima, narrativa, essenziale. Il minore qui non è drammatico, non è teatrale: è raccolto, ti accompagna dentro una storia, non ti spinge chissà dove nella fantasia. Altro esempio famosissimo, di cui forse non conosci il titolo ma di certo conosci il tema musicale: Sonata al chiaro di luna – primo movimento, di Ludwig van Beethoven. E' probabilmente uno dei brani in minore più conosciuti al mondo. Lento, ipnotico, sospeso. Il minore qui non chiede azione, non chiede energia: chiede ascolto interno, presenza, silenzio. Continuiamo con un esempio pop internazionale: Eleanor Rigby dei Beatles. Il minore, in questo brano racconta un clima sobrio, reale, quotidiano. Enuncia semplicemente le cose come un dato di fatto: è spoglio, umano, diretto, non cerca commozione facile, niente di melodrammatico. Proseguiamo con una sigla che conosciamo da sempre: Heidi Una sigla per bambini, eppure chiaramente in minore. Esprime una atmosfera nostalgica, tenera, intima. Il minore qui racconta di una realtà, non spaventa, non opprime, è quindi accessibile anche all’infanzia. Parla di casa, memoria, legame. Non c’è tristezza o clima “pesante” ma solo calma e fotografia di una realtà. Ascoltiamo una ninnananna che definirei universale, forse la più cantata. Forse ce l’hai in mente così: suonata con il carillon. E' la ninnananna di Brahms. Originariamente cantata (ti faccio sentire un brano), viene tradott ain altre lingue e cantata ovunque, riconosciuta da chiunque. Il minore qui è avvolgente, rassicurante, non stimola ma calma. Il minore non è tristezza obbligatoria. Così come il maggiore non è “allegria obbligatoria”! È interiorità, è densità emotiva, è uno spazio più raccolto. Se il maggiore è piena luce in un giorno di sole con il cielo azzurro, il minore è come stare in una stanza con una luce più morbida. Non stai peggio. Respiri diversamente. Se facciamo un’analisi percettiva, possiamo dire che il minore ha alcune caratteristiche molto chiare: lo spazio sonoro si contrae e diventa intimo, privato, quindi l’attenzione si sposta verso l’interno, non genera una spinta immediata all’azione, e porta invece alla presenza. Gli esempi che ho usato appartengono a un repertorio occidentale, non sono universali in senso assoluto. Ma la sensazione che producono, di raccoglimento, presenza, descrizione di una immagine reale, è riconosciuta da moltissimi esseri umani, anche in culture musicali molto diverse. Cambiano i sistemi musicali. Cambiano i nomi. Ma corpo ed emozioni no. Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e ...
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    19 Min.
  • #144- Come riconoscere la modalità maggiore - Flamenco Chiavi in Mano
    Feb 3 2026
    Come riconocsere la modalità maggiore? Attraverso l'ascolto di brani che sono certamente nel tuo universo sonoro da sempre. Partiamo da Fra Martino Campanaro, un pezzo che suona infanzia pura, e da La donna è mobile, dal III atto del Rigoletto di Verdi, un manifesto all'escalamazione. Ti faccio sentire tutti i brani che suonano maggiore anche a chi non ha una formazione musicale (tranne quella del flauto dolce della scuola media) e sono già nella tua memoria acustica soono utili per costruire una competenza, sistematizzando ciò che già sai. Io stessa non sono musicista e il mio obiettivo non è quello di darti definizioni tecniche e tecnicismi: non è la mia materia, e forse on userei neppure i termini corretti. Voglio di fornirti gli strumenti per capire, per sentire. E far riferimento a ciò che già conosci è un ottimo sistema per convertire in conoscenza una esperienza.Continuiamo con un esempio pop internazionale: Don't worry be happy di Bobby McFerrin. Un tormentone! La modalità maggiore è un sorriso sonoro, e non si identifica con un genere musicale specifico. Un sorriso sonoro, cheben si sposa con questo "Non ti preoccupare e sii felice"!Ecco altri brani del repertorio della musica classica che non puoi non conoscere: L’inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, che è diventato l’inno europeo. Gioia dichiarata, costruita tutta in maggiore. Serenata Notturna di Wolfgang Amadeus Mozart, un brano di cui forse non conosciamo tutti quanti il titolo ma che è fa parte della nostra educaizone sonora. Trasparente, luminoso, immediatamente leggibile: immagina i colori che puoi vedere in una bella giornata di sole, senza nuvole, con un bel cielo terso. Il maggiore come chiarezza mentale. Questi due brani ci chiariscono che il maggiore non è “felicità sciocca o infantile”, come poteva essere Fra Martino Campanaro, ma apertura, sollievo. Altro grande “classico” che è impossibile non conoscere: Let it be dei Beatles La velocità più lenta e calma, ci mostra che il Maggiore può essere anche calmo, fiducioso e consolatorio, non è necessariamente euforia con quattro punti sclamativi. E la colonna sonora del mitico film “Mago di Oz” Over the Rainbow. Chi non lo conosce? Magari non hai visto il film, ma questo brano lo hai ascoltato di certo.Interessante perché parte con una piccola tensione emozionale, ma la percezione del maggiore resta luminosa, desiderante. Il maggiore non è di per se stesso “allegria obbligatoria”: non è una emozione stereotipata ma è espansione, orizzonte, tono aperto, giornata di sole e cielo azzurro. Se facciamo una analisi razionale, percettiva, possiamo trovare alcune caratteristiche musicali che possono motivare l'emozionalità che il maggiore comunica,di apertura: - Le distanze tra i suoni creano sensazione di ampiezza, non ci sono note troppo vicine fra loro che causino incertezza.- Non genera tensioni emotive: è come stare in una stanza luminosa con le finestre aperte, o in una giornata con clima sereno. Non sei per forza felice. Però respiri meglio, ti senti meglio. Il maggiore permette apertura, distensione. Gli esempi che ho usato non sono appartengono ad un repertorio universale assoluto, ma sono una porta di accesso alla comprensione del maggiore per chi come noi è cresciuto dentro un universo sonoro occidentale o occidentalizzato.In altre culture magari non li conoscono quanto li conosciamo noi, che li abbiamo sentiti moltissime volte. Ma la sensazione che producono, quella apertura, quella stabilità, quella mancanza di attrito, mancanza di incertezze, è qualcosa che molti esseri umani anche di culture molto differenti dal punto di vista musicale riconoscono, anche se la chiamano in modo diverso. Ma non ci interessano i nomi!Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno baile flamenco a Milano al Mosaico Danza dal 1990 e un lavoro sulla espressione delle emozioni attraverso danze e musiche arabe, che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Sono appassionatissima di neuroscienze, psicologia, storia della Musica, espressività... e sono secchiona abbastanza da capire che dietro ad ogni cosa c'è un modo meraviglioso che possiamo esplorare e che possiamo sfruttare (o meglio... disfrutar, godere) al meglio.Perché nel flamenco il maggiore è raro? Nella sua natura, il flamenco non serve a rassicurare ma a raccontare le emozioni per come sono. C’è sempre una specie di tensione non risolta, una sorta di sopracciglio alzato, di dubbio esistenziale, come succede nella vita! Infatti ciò che domina musicalmente nel flamenco è il modo flamenco, che per la teoria musicale è assimilabile alla scala andalusa, riconoscibile con la cadenza andalusa, che ha ombre, ambiguità, dualismo, sensazione di non tutto è risolto, siamo di passaggio in questa emozione. Ne parleremo ancora in altri podcast.Dire "tutto ok" non è la tipica espressione del flamenco, ma l’uso del maggiore in questo ...
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    19 Min.
  • #143- La percezione cerebrale del suono -Flamenco Chiavi in Mano podcast
    Dec 19 2025
    Oggi parliamo della percezione cerebrale del suono. È la prima puntata del podcast totalmente dedicata alla neurologia. Ci serve per riflettere su come entrare o meno nel suono.Il cervello è come se fosse un grande appartamento con stanze super organizzate, ognuna con compiti peculiari. Immagina le stanze di una casa, con funzioni specifiche e dei corridoi che permettono alle stanze di collaborare.Il cervello ha stanze specifiche che interpretano il suono, una ascolta il suono delle parole, un’altra che ascolta il ritmo, una che recepisce la melodia, una che recepisce la componente emozionale del suono: se queste aree non comunicassero fra loro il sistema non funzionerebbe.Il tutto dipende dalle capacità delle aree cerebrali di comunicare fra loro.Immagino che l’ascoltatore del podcast non sappia nulla di questo argomento e comincio dicendo che cosa sono i neuroni: il cuore delle stanze del nostro cervello, le cellule che lo compongono.Il neurone è composto di un nucleo centrale e di dendriti, diramazioni (dendros significa in greco albero) che assorbono le informazioni e un assone, una sorta di tubo di uscita dell’informazione elaborata.La comunicazione dell’impulso nervoso avviene per via elettrica, e le informazioni entrano, vengono elaborate ed escono.Nucleo e dendriti vengono definiti sostanza grigia, perché sono grigi nel cadavere, mentre nelle persone vive sono rossi!Gli assoni invece sono bianchi perché sono ricoperti di una sostanza biancastra, la mielina. Gli assoni sono i corridoi che collegano le stanze della casa/cervello. Se non li avessimo potremmo solo sentire alcune informazioni ma non saremmo in grado di rielaborarle, di interpretarli, di dare un senso alle informazioni ricevute.Parlando di suono, localizziamo il concetto di segni soprasegmentari del suono.Sono ciò che ci permette di confrontare in una sequenza i suoni che abbiamo sentito, e li mettiamo in una sequenza. Ogni singolo suono non ha un valore profondo se non lo metto in relazione con gli altri suoni che vengono diffusi prima o dopo.La capacità di sentire una melodia implica la capacità di sentire e mettere in relazione fra loro diversi toni (note), con elementi di velocità, ritmo, tempo, volume.Nella parte sinistra del cervello si percepiscono le parole nel loro valore semantico e strutturale, ma la percezione del valore comunicativo, sensibile ed espressivo del suono sta nell’emisfero destro. L’area temporale superiore destra riceve il suono e ne distingue le caratteristiche come tono, volume e ritmo, ma l’interpretazione del suono avviene svolta dalle aree associative temporo-parietali destre, che capiscono che cosa il suono ci comunica.Queste aree sono situate sulla corteccia cerebrale, ma ci sono aree sottocorticali più legate all’emozionalità, alla sopravvivenza, alla formazione del nostro carattere, e il suono va anche lì, nel sistema limbico, nell’insula, nell’amigdala, nel talamo, nel cervelletto.In questo caso l’informazione acustica può ricevere mille interpretazioni soggettive, legate alla nostra cultura, alle nostre esperienze, ai traumi… il contenuto ha a che vedere moltissimo con l’esperienza, che forgia totalmente queste aree di cui ti ho parlato.La percezione del suono non può prescindere dall’interpretazione del suono stesso che il cervello fa, e anche dalla risposta che il cervello indica al corpo, e che addirittura il corpo stesso indica a se stesso, reagendo localmente al suono in maniera diretta.L’intervento della ragione su questo è molto piccolo. Le zone del cervello che analizzano il suono sono piccole, mentre le aree cerebrali coinvolte dal suono sono tantissime e il nostro sistema viene sollecitato tanto dal suono, a tutti i livelli. E il significato specifico delle parole è addirittura secondario rispetto alla prosodia!La componente espressiva del suono nel flamenco è gigantesca, e mette in gioco l’intera totalità del nostro essere in un universo emozionale totalizzante. Ecco perché la musica interferisce così profondamente con il nostro essere.Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Insegno baile flamenco e lyrical arab dance a Milano dal 1990.Sono assolutamente malata di neurologia e voglio che tu capisca quello che intendo.Parlando di flamenco non si può prescindere dal fatto che il nostro cervello venga del tutto travolto dal suono, e devo utilizzare consapevolmente le possibilità di sentire le emozioni che arrivano e collegare il corpo completo di ciò che sento: intuizione, emozione, sensazione, esperienza, analisi, sintesi… Il flamenco ci sollecita a tanti livelli contemporaneamente, e non c’è, come non c’è nella vita, una divisione fra le emozioni.Ci sollecita a tanti livelli! Il flamenco è sempre una metafora della vita e le emozioni ci aiutano a creare un nucleo più profondo della nostra personalità e a sentirci ancora più vivi. È uno strumento di analisi profonda di noi ...
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    19 Min.
  • #142- La musica arabo andalusa - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
    Nov 14 2025
    Abbiamo spesso incontrato il termine "musica arabo-andalusa" e potremmo pensare che indichi una fusion fra musica araba e flamenco. Si tratta di tutt'altra coas, invece.Iniziamo l'analisi con un brano di Paco de Lucía dedicato a Ziryāb. Nel 1990 Paco de Lucía pubblicò un intero CD dedicato a Ziryāb, e in un concerto a Siviglia suonò con due chitarristi, suo nipote, José María Bandera e Juan Manuel Cañizares.Ma chi era Ziryāb?Ziryāb, ossia Abū al-Ḥasan ʿAlī ibn Nāfīʿ, nasce intorno al 789 nell’area dell’attuale Iraq, probabilmente vicino a Baghdad; l’origine etnica è dibattuta (persiano, curdo, africano o arabo). Il nome d’arte significa “usignolo nero” o “merlo”, indicazione della dolcezza della voce e della carnagione scura. Da giovane si formò alla corte abbaside di Hārūn al‑Rashīd a Baghdad, presso il maestro di musica ʿIshāq al‑Mawsilī, e si distinse perle sue qualità artistiche. Lasciò Baghdad, forse in fuga per rivalità con il suo maestro. Dopo un periodo in Nord Africa, intorno al 822 si trasferì alla corte di ʿAbd al‑Raḥmān II a Córdoba, allora centro politico e culturale dell’Islam occidentale.A Córdoba Ziryāb non si limitò alla musica: promosse innovazioni nella musica e divenne un vero influencer dell'epoca, tanto che lo stile estetico e di vita della corte andò modellandosi su di lui. Morì intorno all’857 d.C. a Córdoba, lasciando un’eredità che abbraccia costume, moda, gastronomia e performance.A Córdoba la musica classica araba di Baghdad si fuse con tradizioni visigote-cristiane e berbere nord-africane: questo è il seme della musica che oggi definiamo “musica arabo-andalusa”.Nel contesto di al-Andalus e grazie all'impulso dato da Ziryab, sorsero nuove forme poetico-musicali: il muwashshah (che significa ornato, ricamato) canto accompagnato da musica, in lingua colta e lo zajal in lingua dislettale. Lo zajal è una cantillazione più che un canto. Ascoltiamo un esempio di zajal del più famoso poeta del genere, Ibn Qūzmān (Córdoba ca. 1080-1160). Ti ricordo il Trovo, forma poetica che esiste ancor oggi in Spagna.Per capire come suona un muwashshah ascoltiamo la voce della cantante libanese Fairuz nell’esecuzione di “Jādaka al-Ghaithu”, panegirico dedicato al sultano Muhammad V of Granada verso la fine del 1300.Con il declino del potere arabo in Spagna nel XIII secolo e la caduta dell’ultimo emirato musulmano a Granada nel 1492, la cultura musicale trovò rifugio nel Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia). Da tempo gli arabi avevano perso potere in Al Andalus ed era iniziato un processo di espulsione, conversione forzata e migrazione delle comunità musulmane (e spesso ebraiche) verso il Maghreb. Queste migrazioni portarono con sé tradizioni musicali e culturali dell’Andalusia.La "musica arabo andalusa" o “musica ispano-araba” era musica colta, di corte. Le narrazioni che la collegano direttamente al flamenco appartengono al mito: utili come simboli, non come fatti documentati.L'evoluzione della musica di Al Andalus nel mondo arabo generò le forme della nūba in Nord Africa e della wasla in Medio Oriente.Nūba (plurale nūbāt) significa “turno” o “successione”: è una suite musicale colta della tradizione di al-Andalus trasmessa nel Maghreb, costruita su un maqām (modalità musicale) con sezioni ritmiche (mīzān/wazn) che cambiano e spesso accelerano. Wasla (plurale waslat) significa “connessione” o “sequenza”: indica un concerto o suite della tradizione classica araba orientale, centrata su un maqām, concatenazione di brani strumentali/vocali, introdotta tramite dulab, un fenomeno paragonabile al compas. Il compas è un modo di esprimere la frase ritmica e gli accordi principali della chitarra inun paricolare genere flamenco, il dulab esprime l'atmosfera musicale di un maqam attraverso un motivetto orecchiabile e facile da ricordare, che si ripete più volte nel concerto, a ricordare il tema ai partecipanti.Interessante nella Wasla è l'uso di improvvisazioni vocali: il Layālī (lett. o notti) che gioca sulla improvvisazione su due parole, ya leil ya ain (o notte o occhio) da cui la salida del cante flamenco è stata molto influenzata (soprattutto tiento e tango) e il Mawwāl, un canto poetico con melodia improvvisata, che ricorda un fandango grande, di melodia più libera.E anche del Taqsīm, improvvisazione strumentaleStrumenti tipici del complesso di musica, il Takht, sono: liuto arabo (ūd), flauto nay, la cetra qanūn, il violino kamanja o rababa, tamburelli (deff o riqq) e tamburi a cornice, la voce solista e il coroSpesso si definisce “musica arabo-andalusa” qualche concerto in cui musicisti arabi e flamenchi mescolano repertori, includendo brani famosi di musicisti arabi contemporanei o canzoni modaiole, con pezzi di “fusione”. Alla fusione dedicherò un altro episodio.Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del monndo arabo dal ...
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    29 Min.
  • #141- Non sono portato per il flamenco! - Flamenco Chiavi in Mano Podcast
    Oct 15 2025
    "Non sono portato per il flamenco" è una frase che gli insegnanti di flamenco, che insegnino musica, canto o danza, hanno sentito molte volte. Tutti gli insegnanti anche di altre materie hanno sentito più volte questa frase. E' un pensiero autosabotante, o quanto meno un sistema per non predersi la responsabilità di imparare qualcosa. Imparare non significa riuscire benissimo, ma significa confrontarsi con qualcosa di nuovo, sperimentare.Il nostro cervello è molto plastico, e resta tale per tutta la vita, non solo quandi è giovani, come si credeva fino a qualche tempo fa. Questa plasticità ci rende possibile modificare delle autoconvinzioni autosabotanti che abbiamo. Molte persone dicono "Se non lo faccio bene, allora non lo faccio!" ma se viviamo così e ogni cosa diventa un impegno e un dovere, anziché una scelta, e la vita perde il suo lato gioioso per convertirsi in una infinita somma di doveri. Una domanda che mi viene in mente è sempre "Ma perché dovrei essere portato per fare una cosa per divertimento?". Quindi se vado al cinema non posso vedere un film che parla di un argomento che non conosco... Perché per le cose artistiche bisogna subito dire "non sono dotato o sono dotato"? Dotato per che cosa? In base a quali canoni? Qual è l'obiettivo, quando mi iscrivo ad un corso? Voglio distrarmi, voglio divertirmi, esplorare qualcosa che mi piace, voglio tenermi in forma, voglio diventare il primo della classe...E qui occorre parlare della identificazione: ci identifichiamo così tanto con i nostri pensieri da farli diventare delle verità assolute. La psicologia cognitiva ci dice che i pensieri sono mometni in cui la mente interpreta la realtà e le dà un valore personale. Quando esprimo un giudizio sulla realtà il mio pensiero facilmente diventa un dogma. E tutti mettiamo dogmi invalidanti nella nostra vità, soprattutto quell del tipo "non sono in grado". "Non sono dotato" è un pensiero e come tale dovrebbe essere suscettibile di modifica. Ma quando ho un pensiero giudicante non riesco a separare i fatti dall'interpretazione che ne ho. Se penso che non sono capace, troverò tutte le scuse perconfermare questo pensiero invalidante. La nostra mente fa questo, pur di dimostrare di avere ragione. Saremo capaci di modificare il nostro sentire, la nostra capacità di stare nel corpo, la nostra intera vita, pur di darci ragione. Il nostro sistema neurocognitivo dovrebbe coniugare ciò che so con ciò che sento e con l'esperienza, facendolo diventare un'idea, ma spesso i pensieri sono frutto di paure, di giudizi, magari di altre persone. E spesso i pensieri sono autosabotanti. Che spesso sono alibi: mi possono sottrare a qualcosa che mi avrebbe potuto mettere in discussione, non facendomi correre il rischio di... avere successo, di riuscire a fare ciò che sto facendo con soddisfazione. Torniamo al flamenco. Per definire se sono portato o meno per il flamenco, devo prima stabilire degli obiettivi. Le persone che normalmente affrintano un corso amatoriale, come i miei allievi, non hanno l'obiettivo di essere dei professionisti, il primo giorno, o i primi tempi. Il fatto di non essere i primi della classe all'inizio è quasi obbligatorio. Se il mio obiettivo resta imparare, allora sono molto portata per il flamenco, ma se il mio obiettivo è di essere subito brava, non riuscirò ad imparare: solo attraverso tentativi ed errori posso imparare. Se mi concdentro sul non sbagliare mi sto autosabotando. Non rusciamo far stare zitta la mente, che vuole sempre dare una specie di recensione a ciò che stiamo facendo. E' una cosa culturale! Ogni errore è una occasione per imparare delle cose. Se cerco di non sbagliare salto delle lezioniCiò che muove le persone a fare flamenco da sempre è l'esigenza di avere cose da raccontare e condividere. L'aspetto egoico nel flamenco è un fenomeno moderno, che ha a che fare con il mondo dello spettacolo, il desiderio di diventare ricchi, ma questo non ha a che fare con la tradizione. Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985 e insegno baile flamenco dal 1990 a Milano, al Mosaico Danza, e un lavoro sull'espressione delle emozioni attraverso le danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Sono appassionatissima di pedagogia, di psicologia, di neurologia e di neuroscienze in generale. E quando insegno tengo sempre presenti tutti questi aspetti. Ciò che è importante è considerare tutti gli aspetti del vantaggio che posso avere nello studio del flamenco. Il percorso di studi nell'ambito del flamenco diventa un aspetto collaterale di un fenomeno molto più largo, nel quale pensare se sono o non sono portato è molto marginale. Mi viene in mente una frase di Karl Popper: “Whenever a theory appears to you as the only possible one, take this as a sign that you have neither understood the theory nor the problem which it was intended to solve.” Ogni volta che una teoria sembra l'unica verità ...
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    18 Min.
  • #140- Il recupero del flamenco antico fatto dalla Sociedad Pizarras
    May 15 2025
    Ti racconto del recupero del flamenco antico, storico fatto dalla Sociedad Pizarras.Il progetto nasce nel 2021 grazie alla creatività di Pedro Moral Soriano, aficionado granadino , cresciuto alla "scuola" di suo padre Fernando, che ha da sempre una passione ed una conoscenza infinita verso i lflamenco storico. Ciò che ha avuto più successo, che è stato portato avanti da manager, spettacoli teatrali, case discografiche, non è tutto ciò che aveva valore: molti artisti, stili e modi si sono persi perché non sono stati incisisu nessun supporto. Dalla fine dell'800 il flamenco è stato coinvolto nell'industria discografica, dapprima con i dischi di "pizarra", che noi chiameremmo a 78 giri. Ascoltarli all'epoca era un lusso, perché richiedeva di avere un grammofono che non tutti potevano permettersi. Con l'espansione del disco, gli artisti hanno visto espandersi il loro mercato. Fra l'altro le case discografiche pagavano gli artisti molto di più di quanto di solito venivano pagati nei locali. Molti artisti non vollero incidere perché il flamenco si basa sul momento presente, sul rapporto con il pubblico presente in sala, che interagisce. Incidere in una stanza senza pubblico poteva non essere stimolante. Molti artisti erano più interessati alla comunicazione con il pubblico e all'espressione e quindi non incisero, ma molti lo fecero.Torniamo alla Sociedad Pizarras. Pedro decide, nel 2021, di digitalizzare e rendere disponibile la sua grossa discografia flamenca storica su Youtube, nel canale "Flamendro". Capisce ben presto che questo impegno richiede la collaborazione di altre persone, e conosce Antonio Sanchez Moya, altro aficionado che viene da una famiglia di aficionados e decide di fondare una associazione che si occupi della diffusione del flamenco storico, quello dei dischi antichi. Si crea un gruppo di persone intorno a questo canale youtube, grazie anche ai commenti fatti dagli utenti, e si crea una comunicazione fra di loro grazie ad un gruppo Whatsapp. Il gruppo raggiunge i familiari di alcuni artisti, che condividono le loro testimonianze e i ricordi di famiglia. E al tempo stesso il canale si arricchisce di foto, che accompagnano i video. Di molti artisti non si sa nulla, neanche il nome "vero", perché magari incisero o si esibirono sotto uno pseudonimo. Di molti non si sa nulla, o molto poco. La flamencologia attuale fa ricerche grazie agli archivi delle riviste e dei giornali, gli atti di nascita e di morte, e anche utilizza i manifesti di spettacoli, conservati dagli aficionados (io stessa ne ho parecchi!).La Sociedad Pizarras raccoglie sempre più materiali, sempre più dischi, e digitalizza anche cassette rare, cd a tiratura limitata, concerti. Nei video, Pedro Moral, con una energia infinita, inserisce commenti, consigli di ascolto, confronto con altri artisti, immagini d'epoca, e una comodissima guida al minutaggio dei vari brani, titoli. E' uno strumento incredibile di studio. La Sociedad Pizarras, senza scopo di lucro, sta sviluppando un sito web, www.flamencopizarra.com, al quale stiamo collaborando in tanti membri della Sociedad, che offre guide di ascolto, biografie di artisti, immagini, i testi delle strofe cantate, che a volte sono difficilissimi da capire, spesso da indovinare, analisi stilistiche, consigli. Un sito molto didattico pieno di informazioni introvabili.Alcuni cantaores magari nei primi del 900 hanno inciso solo un disco, due brani. Ciò che poteva essere contenuto in un supporto antico. il flamenco di allora era molto "puro", e nel corso della storia qualche personaggio ha avuto molto successo, e ha messo in ombra altri artisti, magari per questioni politiche, di commercializzazione, di capacità di creare contatti politici. Alcuni cantaores cantavano per una esigenza spontanea, di vita, non per una esigenza di lavoro. Molti cantaores antichi hanno rifiutato anche offerte di lavoro grosse, tournée, per seguire il proprio cuore. Capire le radici del flamenco è importante per capire il flamenco di oggi. E' ovviamente di difficile ascolto, soprattutto i dischi più antichi sono pieni di fruscii. Pedro li ha un po' ripuliti con dei filtri, ma non si può filtrare più di tanti perché si rischierebbe di cancellare anche il suono della voce o della chitarra! Ascoltare il flamenco antico ci fa capire il perché di ogni cosa che esiste oggi. Nelle registraiozni antiche si trovano addirittura cantes fatti da qualcuno dell'epoca, che a sua volta aveva appreso stili di altri artisti precedenti, che vissero prima di poter registrare. Nel canale Flamendro ci sono migliaia di brani, oltre mille video, e si può fare una full immersion in qualcosa di super interessante, e di vedere l'evoluzione del flamenco nell'epoca dei dischi a 78 giri. Ci sono flamencologi che fanno ricerche storiche, ma non è così comune.Alcuni soci della Sociedad hanno messo in condivisione i materiali di loro proprietà personale per ampliare l'elenco. Altri dischi vengono comprati...
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    27 Min.
  • #139 Jeromo Segura e il Fandango de Huelva - Flamenco Chiavi in Mano
    Apr 30 2025
    Parliamo dell'importanza del cantaor onubense Jeromo Segura nello sviluppo della storia del fangando de Huelva. Nessuno ne parla, forse perché è qualcosa che sta succedendo adesso, ma occorre dirlo!Jeromo nasce a Huelva città, nel 1979, e fin da bambino si appassiona al flamenco grazie alla sua nonna Catalina. E' autodidatta fino a che nel 2000 riesce ad entrare nella finale del concorso per il cante por Fandango della sua città e vince una borsa di studio per entrare a studiare nella famosissiam scuola Fundacion Cristina Heeren di Siviglia, dove ha occasione di studiare con Naranjito de Triana, che Jeromo riconosce come il suo maestro, e con José de la Tomasa. Nel 2001 vince il premio per giovani cantaores del concorso de La Union, con un cante por Martinete de Triana. Comincia così a farsi conoscere, e viene adocchiato da Eva la Yerbabuena, che lo incorpora nella sua compagnia, offrendoglio una esperienza lavorativa incredibile. Grazie a questa collaborazione Jeromo a poco più di 20 anni ha sviluppato incredibili capacità di osservazione, gli ha aperto la mente alla curiosità nei confronti di altre forme culturali e musicali oltre al flamenco, di vedere il mondo con occhi curiosi e di imparare ogni giorno da ciò che vedeva intorno a sé. Jeromo, da persona intelligente e molto curiosa che è, ha cominciato ad investigare sul flamenco. Nel 2011 produce un cd come solista, "Oro viejo", e nel 2013 vince i prestigiosissimo premio "Lampara Minera" del festival de Cantes de las Minas de La Union. Questa esperiena, oltre a dargli una rilevanza come cantaor solista, gli dà il via per esplorare i cantes de levante per come vengono interpretati a La Union. A Murcia, intorno al festival de La Union, c'è un modo particolare di cantare, che ha insegnato a Jeromo ad esplorare un modo diverso di respirare e lo ha portato ad aver voglia di investigare sui cantes antichi della zona: si sedeva con Rosendo Fernandez, il chitarrista ufficiale del festival, e con i ristoratori della zona, soprattutto Fernando el Vinagrero, e dalla loro esperienza Jeromo faceva tesoro per esplorare modalità di cante più antichi, facendosi cantare ciò che loro, senza essere evidentemente dei cantaores, avevano vissuto. Così arriva ad incidere una antologia di cantes della zona. Grazie a questa esperienza, Jeromo pernsa di poter fare un recupero i questo genere anche con i cantes tradizionali di Huelva. Questo produce un disco meraviglioso fatto in tiratura limitata e venduto per vie semi ufficiali, bellissimo: "Romances del Alosno". Era il 2016. In questo disco Jeromo incide canti tradizionali che non erano mai stati incisi prima. Per fare questa operazione, andò a cantare con gli anziani del paese del Alosno, e incise brani come La Nana de las coplas del Nino, Romance de Gerineldo, Seguidillas antiguas de la Cruz, Sevillanas biblicas... tutti brani che rischiavano di perdersi, perché ciò che non viene inciso ma solo affidato alla tradizione orale, a volte si perde! Da ora in poi chiunque potrà ascoltarli e goderne! Il fandango de Huelva nasce dallo sviluppo dei cantes precedenti, e il ruolo del Alosno nel fandango è chiarissimo, e Ascoltando questo cd sarà possibile conoscere una tradizione fondamentale per lo sviluppo del fandango de Huelva!Ti faccio ascoltare una piccola parte de la copla del pino e del Romance de Gerineldo, che sono melodie tradizionali semplici e ripetitive, che Jeromo rende prodotto artistico, con la sua creatività, ma da queste melodie si coglie la loro origine popolare. Una altro progetto importantissimo per quello che riguarda lo sviluppo del Fandango de Huelva da parte di Jeromo Segura è lo spettacolo teatrale, nato nel 2021 "La vida cantada y contada del genio de Paco Toronjo", nel quale Jeromo canta ed impersona Paco, raccontando la sua vita ed imitiando il suo stile in modo molto toccante. Jeromo si è immedesimato moltissimo nel suo cante, e ce ne riporta lo stile. A distanza di tanti anni dalla morte di Paco, nessuno gli aveva dedicato un omaggio del genere. Ascoltiamo una stessa letra cantata da Paco Toronjo e ri-cantata da Jeromo. Si nota che Jeromo lo ha ascoltato tantissimo! Anche per questo ti dico che Jeromo è una pietra fondamentale nell'edificio del fandango de Huelva. Lo spettacolo mostra come il fandanguillo si è trasformato nel fandango che conosciamo oggi grazie all'opera di Paco Toronjo. Jeromo non rende omaggio a se stesso, come fanno altri cantaores, ma la storia stessa del fandango! Ha sempre cantato molto bene ma la sua maniera di cantare si è molto evoluta grazie al lavoro fatto con i cantes de levante e anche grazie al lavoro fatto sul cante di Paco Toronjo.Un'altra qualità che ha Jeromo Segura rispetto al fandango è la sua capacità didattica: ha insegnato a moltissimi giovani ad amare il cante flamenco e in particolare il cante por fandango.Sono Sabina Todaro, mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985Insegno flamenco, dance ...
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    24 Min.
  • #138 Paco Toronjo e il Fandango de Huelva - Flamenco Chiavi in Mano
    Apr 26 2025
    Paco Toronjo è una figura assolutamente imprescindibile, parlando dell'evoluzione del Fandango de Huelva.
    Francisco Antonio Toronjo Arreciado nasce all'Alosno nel 1928. Appassionatissimo ai cantes della sua terra, Paco imparò a cantare ascoltando i suoi compaesani. Iniziò facendo lavori "normali", nei campi e nelle miniere di Rio Tinto, per poi affacciarsi al professionismo.
    Inizia a cantare con suo fratello Pepe, formando il duo "Los hermanos Toronjo", con il quale approfondì moltissimo le sevillanas, dando una svolta importante a questo genere musicale, che prima era limitato a pochi brani "famosi", resi popolari da cantaores cone la Nina de los Peines. Le seguidillas Alosneras tradizionali grazie a loro diventano Sevillanas biblicas, più complesse e con una morale finale.

    Ti faccio ascoltare un cante por fandango del Alosno fatto dal fratello Pepe, che cantava in modo molto aderente alla tradizione.
    Purtroppo Pepe muore e Paco prosegue l'attività artistica spostandosi totalmente verso il fandango.

    Paco aveva una voce molto particolare, distintiva, e una capacità impressionante di improvvisare testi. Conosceva tutte le diverse melodie delle varie zone della provincia di Huelva, ma interpretò il tutto in maniera molto personale. Fra l'altro aveva un carattere molto socievole ed empatico, che manteneva anche queando si trovava in suituazioni molto formali, in teatro, in televisione: rimaneva l'amico della porta accanto! Durante una intervista televisiva, non avendo accanto un musicista che potesse accompagnarlo, cantò ugualmente senza accompagnamento, per compiacere la richiesta della conduttrice, mantenendo sempre la sua spontaneità. Questo rese molto facile per il pubblico identificarsi con lui.

    Il regime franchista stava schiacciando il flamenco e il fandango poteva rimanere confinato in una storia locale, ma Paco Toronjo riesce ad evolvere il fandango verso l'arte, e farlo conoscere ben al di là dei confini della provincia di Huelva. Portò il fandango anche al cinema, partecipando a due film di Carlos Saura, negli anni 90, "Sevillanas" e "Flamenco".

    E' figlio prediletto del Alosno, ha due vie a lui dedicate, una a Huelva e l'altra al Alosno. E'' molto riconosciuto e molto amato ancora oggi, a 27 anni dalla sua morte.

    La sua voce è moltlo personale e il suo modo di cantare generoso, senza limiti. Non si risparmiava ed era presente in modo spontaneo, avvicinandosi alla potenza espressiva del cante jondo, evolvendo il fandanguillo, più semplice e leggero, verso il flamenco, grazie anche ad una passione per il cante por Siguiriya. Possiamo ascoltare sue salidas del cante por siguiriya che poi evolvono in fandango!

    Ha ricercato uno stile forte e personale anche per la salida del cante por fandango, cosa che ha molto influenzato i cantaores a seguire, che sono stati incoraggiati a ricercare una propria via personale: Arcangel, Sandra Carrasco, Jesus Corbacho, La Argentina, Jeromo Segura (del quale ti parlerò nella prossima puntata del podcast). Questo ha enormemente arricchito il panorama del fandango de Huelva.


    A 70 Paco morì a Huelva, nel 1998. Qualcuno dice che una volta ammalatosi, non potendo più cantare, morì perché senza il cante la sua vita non aveva più senso per lui.

    Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e danze e musiche del mondo arabo dal 1985, dal 1990 insegno a Milano, al Mosaico Danza, baile flamenco e un lavoro di ricerca sulle espressioni delle emozioni attraverso le dinamiche delle danze del mondo arabo che ho chiamato Lyrical Arab Dance e unpotente lavoro corporeo, Dance Workout.
    Personalmente ho sempre considerato Paco Toronjo come un punto chiave della storia del fandango, e grazie alla preparazione di questi podcast ho apprezzato tutti gli altri cantaores che hanno fatto la storia di questo palo, riconoscendo a Paco la capacità di averlo reso davvero definitivamente flamenco!
    Mehr anzeigen Weniger anzeigen
    19 Min.