Combattere senza armi
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Nel quarto episodio di “Mi chiamo Cristina” la nostra eroina, dopo aver tenuto i suoi discorsi a Firenze, Roma e Napoli, dove viene portata in trionfo come una madonna laica, si approccia alla sua settima ribellione, mettendosi a capo di un gruppo di combattenti: 200 rivoltosi napoletani che convince a seguirla a Milano, dove sono in atto le Cinque giornate, qui descritte da Paolo Mieli, e la popolazione è incredibilmente in vantaggio sugli invasori austriaci. Cristina entra a Milano seguita dal suo piccolo esercito da trionfatrice come ci racconta Anna Bonaiuto, ma la città torna in breve in mano agli oppressori costringendola a una nuova fuga in Francia per sfuggire al maresciallo Radetzky. Sappiamo da Sandro Fortunati che nel 1849 viene richiamata in Italia da Mazzini, a seguito della proclamazione della Repubblica Romana, che la nomina “Direttrice Generale delle Ambulanze Militari Romane”. Cristina mette in atto così la sua ottava ribellione, poiché è la prima volta che questo incarico viene affidato a una donna, come ci spiega Mariachiara Fugazza. Incarico che la porterà a vedere morire tra le proprie braccia tantissimi combattenti, tra cui Mameli, autore dell’inno che adotterà l’Italia unita. Ma l’arrivo dei francesi, ora nemici, e il suo dissidio con il Papa Pio IX, che l’accusa di aver usato anche le prostitute come infermiere, la costringe ancora a un nuovo esilio.