Senza residenza, niente permesso La svolta del TAR che cambia le regole del gioco Titelbild

Senza residenza, niente permesso La svolta del TAR che cambia le regole del gioco

Senza residenza, niente permesso La svolta del TAR che cambia le regole del gioco

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Senza residenza, niente permesso? La svolta del TAR che cambia le regole del gioco Benvenuti a un nuovo episodio del podcast diritto dell'immigrazione, io sono l'avvocato Fabio Loscerbo. Oggi affrontiamo una sentenza che deve far riflettere tutti: avvocati, operatori del settore e soprattutto cittadini stranieri che si trovano in condizioni di precarietà abitativa. Mi riferisco alla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Ter, numero 3262 del 2026, ricorso numero di ruolo generale 16545 del 2022, pubblicata il 20 febbraio 2026. Il caso è chiaro: un cittadino straniero chiede il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. La Questura rigetta l’istanza ritenendo che il richiedente fosse privo di una residenza effettiva e in condizione di irreperibilità. Il Tribunale conferma il diniego. Il punto centrale è questo: la certezza della situazione abitativa viene qualificata come presupposto indispensabile per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Non basta lavorare. Non basta avere presentato una domanda. Serve una dimora certa, verificabile, reale. Il TAR richiama un orientamento giurisprudenziale costante secondo cui il permesso di soggiorno non può essere rilasciato in situazioni di forte precarietà alloggiativa o sostanziale irreperibilità. E aggiunge un elemento ancora più grave: la falsa indicazione dell’indirizzo non è una semplice irregolarità formale, ma una circostanza automaticamente ostativa. Questo significa che la residenza non è un dettaglio burocratico. È un elemento sostanziale. Perché lo Stato pretende di sapere dove si trova chi soggiorna sul territorio nazionale. Non è solo una questione amministrativa, è una questione di ordine pubblico. C’è poi un altro principio importante: il giudice applica il criterio del tempus regit actum. Una dichiarazione di ospitalità successiva al provvedimento non può sanare retroattivamente una situazione carente al momento della decisione. Questa sentenza ci dice una cosa molto chiara: la stabilità abitativa è parte integrante del percorso di integrazione. Senza un radicamento effettivo sul territorio, il titolo di soggiorno diventa fragile. E qui dobbiamo essere franchi. L’integrazione non è solo lavoro. È presenza reale, tracciabile, stabile. È rispetto delle regole, anche quelle anagrafiche. Per questo motivo, chi assiste cittadini stranieri deve prestare massima attenzione alla situazione abitativa prima di presentare un’istanza di rinnovo. Perché un errore su questo punto può compromettere l’intera procedura amministrativa. Nel diritto dell’immigrazione i dettagli non sono mai dettagli. Ci sentiamo nel prossimo episodio.

Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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